Questo sito è l'archivio del programma LLP 2007-2013.
Per informazioni sul nuovo programma europeo per l'istruzione, la formazione, i giovani e lo sport 2014-2020 consultare: erasmusPlus.it

IN AZIONE

Erasmus
Cooperazione Università e Impresa


Di fronte ad un'élite di progetti selezionati nell’ambito delle azioni centralizzate Erasmus, l’Aster e la Fondazione Politecnico di Milano sono i coordinatori, rispettivamente, di ben due progetti italiani sugli otto Progetti Multilaterali di Cooperazione tra Università ed Imprese finanziati nel 2009. Abbiamo pensato di intervistare l' ASTER che ha dedicato il suo progetto ad un target di nicchia.
 

L’ASTER è la Società Consortile tra Regione Emilia-Romagna, le Università, Enti di Ricerca e Imprese per lo sviluppo di servizi e progetti comuni atti a promuovere la ricerca industriale, il trasferimento tecnologico e l'innovazione del tessuto produttivo dell’Emilia-Romagna.

Utilizzando i fondi stanziati dalla Commissione Europea per il finanziamento di Progetti Multilaterali Erasmus ha dato vita, nel 2009, alfoto1.JPG progetto per la cooperazione tra Università e Impresa DOCtors in  ENTerprise, nato con lo scopo di potenziare le prospettive di carriera dei dottori di ricerca nell’area tecnico-scientifica con la valorizzazione di moduli formativi innovativi e di un modello di servizio universitario di consulenza alla carriera che risponda alle esigenze specifiche di una nuova figura di ricercatore industriale.

Abbiamo chiesto alla responsabile del Progetto DOCtors in ENTerprise, Maria Grazia D’Angelo, di presentarci non solo gli obiettivi ed i risultati attesi di questa esperienza in particolare, ma anche le modalità di accesso ai finanziamenti europei e le eventuali difficoltà incontrate.

Come è venuta a conoscenza di questa opportunità del programma Erasmus?
Da sempre ASTER, la struttura nella quale opero, guarda con attenzione ai programmi di Lifelong Learning promossi in ambito europeo in quanto veicolo di scambio multiculturale e strumento mediante il quale produrre innovazione e qualità nell’ambito dei sistemi formativi.

Qual è stata l'idea incubatrice del progetto?
ASTER ha come mission la creazione di relazioni collaborative e stabili fra il sistema della ricerca pubblica e le imprese, in un’ottica di sviluppo economico fondato sulla conoscenza. In questa cornice di riferimento un’attenzione sempre più forte viene posta sulla figura del dottorando che può svolgere un ruolo di ponte, di anello di congiunzione fra università e impresa. L’idea alla base del progetto è che sulla formazione complementare di questa figura  le imprese e le università possano lavorare insieme per sviluppare competenze complementari nella prospettiva di  facilitare l’inserimento dei dottori di ricerca nel mercato privato. Il vantaggio è reciproco: le Università preparano i dottorandi non solo per la carriera universitaria (che ormai assorbe un numero molto limitato di ricercatori rispetto ai possessori di un titolo di dottore di ricerca) e per l’impresa che  può contare su una figura capace di gestire la complessità e le foto2.jpgsfide della globalizzazione attraverso il trasferimento tecnologico e l’innovazione. Il programma Erasmus è stata l’occasione di lavorare su questo tema con partner che avevano già maturato un’esperienza su questo tema o che condividevano con noi l’assoluta necessità di passare da un’esperienza molto “locale” ad una visione di tipo europeo.

Come avete selezionato le Università per coinvolgerle come partner nel progetto?
Sulla base di una sperimentata capacità di lavorare in una logica di cooperazione europea in quanto tutte erano già state partner in altri progetti europei. Crediamo nell’importanza dei networking costruiti “dal basso”, nella condivisione di vision e stili di lavoro.

Come giudicherebbe la cooperazione tra Università e imprese? Utopica? Difficile? Costruttiva?
Necessaria, non è più possibile pensare all’evoluzione del sistema imprenditoriale e di quello accademico se non all’interno di una prospettiva di dialogo e di cooperazione che abbia ricadute sullo sviluppo del territorio, dell’ambiente e delle competenze dei lavoratori ad alta professionalità.
Se si condivide l’idea che l’approccio cooperativo  sia una necessità per entrambi anche le  differenze inevitabili (di linguaggi, di tempi, di visioni di prospettiva) possono essere ricomposte all’interno di una prospettiva negoziale

Aveva già sperimentato in altri ambiti forme di collaborazione con le imprese?
Si, come già detto il rapporto con l’impresa fa parte della mission della nostra struttura.

Quali sono gli obiettivi del progetto?
Il progetto si propone di potenziare le prospettive di carriera dei dottori di ricerca foto3.jpgdi area tecnico-scientifica attraverso la progettazione, sperimentazione e valorizzazione di:  
- moduli formativi innovativi per lo sviluppo di competenze trasversali e trasferibili non solo nella ricerca pubblica ma in tutti i settori del mondo del lavoro.
un modello di servizio universitario di consulenza alla carriera che risponda ai bisogni specifici di una nuova figura di ricercatore industriale, capace di essere “innovatore” e “trasferitore di conoscenze” dentro un’impresa o in un’impresa da lui stesso creata. Il modello dovrà prevedere un dispositivo di integrazione/coordinamento fra le competenze attualmente frammentate in diversi uffici/settori universitari (TTO/KTO e Centri di orientamento e placement).

Quali risultati vi aspettate di ottenere?
Un’ampia diffusione e adozione a livello europeo dei percorsi formativi e dei servizi progettati.

Avete trovato difficoltà nell'accesso ai finanziamenti europei?
La  possibilità di presentare il progetto ai valutatori secondo i criteri da questi adottati ed esplicitati nella Call  of Proposal (attinenza, qualità del partenariato, ecc.) credo abbia facilitato la riflessione in fase progettuale sui punti di forza del progetto.

Molti operatori nel settore dell'Istruzione superiore si scoraggiano di fronte alla mole di lavoro che richiede un progetto  multilaterale Erasmus, si sente di dare loro qualche consiglio?
Credo sia molto importante che i compiti vengano ben definiti all’interno del partenariato, che ogni partner sia responsabile di una parte delle attività (ad es. di un work package)  e risponda sui risultati da raggiungere e che l’Applicant sorvegli sul rispetto delle diverse deadline di progetto. Tutto questo con una certa flessibilità perché è irrealistico pensare che un progetto si sviluppi esattamente come scritto nel formulario e che non si presentino situazioni che non potevano essere previste in fase progettuale.  Quindi, in breve, suggerirei un metodo rigoroso accompagnato, però,  da un po’ di elasticità. E’ bene inoltre  che venga monitorata in maniera continuativa  anche la gestione finanziaria del progetto. Nella nostra esperienza è risultato utile condividere informazioni chiare con i partner sulle regole da rispettare predisponendo se necessario  del materiale informativo che fornisse esempi applicativi delle indicazioni contenute nei manuali messi a punto dalla Agenzie (nazionale o esecutiva). Personalmente trovo poi molto utile prevedere l’utilizzo di una piattaforma web che consenta a tutti i partner di lavorare a distanza e di essere aggiornati in tempo reale sullo stato di avanzamento delle attività.


A cura di Simona Aceto e Luisella Silvestri

Editing LS