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IN AZIONE

Comenius
Cittadini d'Europa, un ’progettino’ che ha finito per operare importanti cambiamenti nella vita di un circolo scolastico


Un partneriato che ha sviluppato percorsi di ricerca incentrati sul proprio ambiente storico-geografico-culturale in rapporto e in confronto con quello delle scuole partner, con una particolare articolazione in “sottoprogetti”, ognuno in sé compiuto, per poter coinvolgere, in tempi e modi diversi, più classi.
 

Alla fine del 2005 una nostra collega ha lanciato la proposta di partecipare a un “progettino” con una scuola inglese:  un progetto Comenius.  Incuriosite, alcune insegnanti hanno detto “Ma sì, proviamo… sarà qualche scambio di cartoline … “.

Non avremmo mai immaginato che quel “progettino” avrebbe operato importanti cambiamenti nella vita scolastica del nostro Circolo, da sempre impegnato in un’ampia progettualità, ma in genere circoscritta al proprio territorio: ha aperto la strada alla consapevolezza che la dimensione europea contribuisce allo sviluppo professionale degli insegnanti ed al miglioramento della qualità dell'insegnamento, con benefici in termini di crescita umana, professionale, per l’efficacia dell’azione educativa e didattica, per la ricaduta sull’istituto e sulla comunità.

Ora lo possiamo dire, a consuntivo di un’esperienza veramente intensa che è durata dal 2006 al 2009 con il progetto “Cittadini del mondo”, realizzato con le scuole partner  CEIP Pedro 1 di Carmona (ES) e la Pegasus Primary School di Oxford (UK) .

È stato un partenariato molto complesso che si è articolato in 7 sottoprogetti a cui hanno partecipato diverse classi, con un impatto ed una ricaduta molto significativi e con esiti per certi versi imprevedibili.

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Gli obiettivi generali sono stati ispirati al miglioramento della qualità dell’insegnamento attraverso la formazione degli insegnanti e la creazione di un ambiente aperto ed attraente per l’apprendimento anche attraverso nuove forme di interazione con famiglia e territorio; allo sviluppo delle competenze attraverso il potenziamento della creatività, della capacità di osservare, di fare ricerche, scambiare informazioni, di organizzarsi per collaborare a un progetto comune; al miglioramento dell’autostima; all’apprendimento delle lingue straniere e delle TIC; allo sviluppo  della coscienza di “cittadinanza globale”.

La tempistica, le attività finali comuni di ogni sottoprogetto sono state concordate  insieme alle scuole partner. Ogni scuola ha poi identificato modi di realizzazione specifici in relazione alle proprie situazioni.

Ogni attività ha previsto un prodotto finale comune: un libro, CD, filmati; laboratori, spettacoli e mostre durante le visite di scambio.

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I diversi percorsi di ricerca hanno avuto varie tematiche:

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Visualizza tutti i materiali realizzati su EST: primo anno, secondo anno

Punti di forza che hanno dato coerenza e coesione a tutto il progetto sono stati:  l’integrazione nel POF e nel curricolo; la metodologia della ricerca-azione; l’interazione tra gli alunni, con le scuole partner e con la comunità locale.

Il progetto Comenius è stato inserito nel POF come progetto di Istituto: l’articolazione in vari percorsi, ognuno in sé compiuto, ha permesso di coinvolgere, in tempi e modi diversi, 12 classi. La sostenibilità triennale è stata possibile in quanto non si è posto come un ”extra“ rispetto all’attività didattica quotidiana, ma si è articolato sugli obiettivi delle varie discipline del curricolo.

Tutto il percorso è stato costantemente monitorato a vari livelli con diverse modalità con risultati molto positivi in termini di soddisfazione degli insegnanti e dell’utenza e di aumento delle competenze, in particolare nella  lingua inglese, che è stata usata dagli alunni come lingua di scambio, e nell’uso delle TIC, largamente utilizzate nella comunicazione tra le scuole, come supporto alle attività, per la documentazione e la loro pubblicizzazione. 

CittadinidEuropa6.jpgGli obiettivi trasversali quali l’aumento del senso di appartenenza al proprio territorio, il miglioramento del senso del gruppo nella consapevolezza dell’importanza del proprio lavoro per il successo finale, il senso di autoefficacia, sono stati rinforzati anche dall’unanime apprezzamento ricevuto. Anche l’esperienza delle visite di scambio con gli alunni, ospitati nelle famiglie, che inizialmente aveva suscitato una certa perplessità, ha poi avuto effetti positivi  inaspettati per gli alunni e le famiglie stesse in quanto ha favorito un contatto con i partner non solo cognitivo ma anche emotivo.

Il progetto si è basato sulla metodologia della ricerca-azione che ha permesso una partecipazione degli alunni veramente propositiva: chiariti gli obiettivi (educativi e didattici per gli  insegnanti; di compito per gli alunni), definiti i tempi, si sono via via identificate le azioni da intraprendere, gli strumenti più idonei. La frase che ci ha accompagnato per 3 anni è stata “Come facciamo per…?”: percorso meno rassicurante di quelli progettati a priori, vissuto con la fatica del costruire insieme e dell’adattamento flessibile alle situazioni, sicuro banco di prova per competenze relazionali e didattiche, ma che ha permesso ai bambini di percepire la “sincerità” della ricerca, il loro essere attori e non solo esecutori.

CittadinidEuropa2.jpgNon avevamo previsto la portata del supporto dato da questo partenariato alla creazione di un ambiente di apprendimento significato ed esperienziale. Tutto il percorso si è agganciato a dati di realtà non artefatti, non simulati né riprodotti, ma motivati da reali necessità di conoscenza, confronto, interazione con le scuole partner. Questo sfondo motivante ha permesso un processo di learning by doing che ha coinvolto aspetti razionali, cognitivi, emotivi degli alunni permettendo loro di affrontare attività anche molto complesse (come il laboratorio sull’Infiorata) e di  acquisire competenze trasversali, relazionali e curricolari.

Lo sfondo motivante del rapporto ed il confronto con le scuole partner, l’aver dovuto affrontare varie “criticità” di tipo organizzativo o derivanti dallo svilupparsi delle ricerche ha portato un  arricchimento di conoscenze e competenze anche per gli insegnanti. Il miglioramento della professionalità è stato favorito anche dalla conoscenza di metodologie ed organizzazioni delle scuole partner: più in sintonia con la scuola spagnola per una certa somiglianza di metodi e organizzazione; più “dissonante”, ma anche più stimolante, quello con la Pegasus School. La loro metodologia basata sul “Nurturing Program”, i materiali didattici, lo studio della loro organizzazione sono stati e saranno ancora oggetto di riflessione.

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Anche il rapporto scuola- famiglia ha trovato nuove forme di interazione non solo nella partecipazione attiva ai sondaggi, alle ricerche sul territorio, alle settimane del risparmio energetico, ma anche nella collaborazione tra le famiglie stesse che si sono unite per contribuire al successo di alcune iniziative, come le visite di scambio.
Il progetto ha sicuramente valorizzato il nostro Circolo nel contesto del territorio. Le mostre e le manifestazioni nell’ambito del Comune; i “Comenius Day” nella nostra scuola; articoli su giornali locali e, in occasione dell’Infiorata dei Ragazzi, servizi su TV nazionali e webtv; CD; la distribuzione di piccoli gadget; l’e-Quality Label; il sito web della nostra scuola con le attività del primo, del secondo e del terzo anno,  hanno dato l’immagine di scuola aperta ad esperienze di respiro internazionale e capace di attuare percorsi di grande valenza formativa.

Il progetto Comenius in definitiva si è posto come un catalizzatore che, come in una reazione chimica,  ha fatto incontrare esigenze ed occasioni di rinnovamento, creando criticità ed attivando energie, fornendo il contesto ed il sostegno economico indispensabili al processo di innovazione organizzativa, didattica, educativa di cui molte componenti della scuola avvertono, in modo più o meno consapevole, la necessità.

prof.ssa_Moretto.jpgdi Patrizia Moretto,
1° Circolo Didattico di Genzano di Roma

(la prof. Patrizia Moretto, con l'attestato E-Quality, durante la premiazione a Firenze, insieme alla collega, prof. Claudia Stirnberg)

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