Questo sito è l'archivio del programma LLP 2007-2013.
Per informazioni sul nuovo programma europeo per l'istruzione, la formazione, i giovani e lo sport 2014-2020 consultare: erasmusPlus.it

IN AZIONE

Grundtvig
In carcere non solo detenuti ma anche genitori: un tema di Lifelong learning


La relazione tra figli e genitori in stato di detenzione è la tematica centrale del progetto Legami,un partenariato di apprendimento Grundtvig, coordinato dall’Associazione Bambinisenzasbarre, che mira a sviluppare percorsi di sensibilizzazione e di formazione degli operatori istituzionali all’interno e all’esterno dell’ambiente penitenziario.
 

Bambinisenzasbarre è un’associazione con sede a Milano, impegnata da oltre 10 anni in ambito penitenziario nei processi di sostegno psicopedagogico alla genitorialità in carcere, con un’attenzione particolare ai figli minori, colpiti dall’esperienza di detenzione di uno o entrambi i genitori. Bambinisenzasbarre oggi è attiva presso le carceri milanesi dove organizza spazi di attesa per i bambini in visita e laboratori sulla genitorialità.

In linea con la sua mission, l'Associazione coordina il progetto Legami, un partenariato di apprendimento Grundtvig  incentrato sula relazione tra figli e genitori in situazioni di detenzione. La finalità del progetto è di sviluppare percorsi di sensibilizzazione e di formazione degli operatori istituzionali all’interno e al’esterno dell’ambiente bambinisenzasbarre_logo.jpgpenitenziario perché sia posta attenzione al tema dei legami familiari durante la detenzione, al bisogno di un approccio professionale che consideri il problema dei minori coinvolti in questa particolare esperienza di separazione e alla necessità del mantenimento del legame e del ruolo genitoriale.

Uno dei disegni realizzati negli spazi gialli di San Vittore e Bollate. Desiré, 7 anniIl tema di fondo delle attività di formazione degli operatori è il mantenimento del ruolo genitoriale durante la detenzione come importante intervento di prevenzione sociale per il rischio sociale dei minori coinvolti e la necessità di umanizzazione dell’istituzione totale carcere. Un impegno su cui sollecitare la Commissione europea e tutta la comunità sociale coinvolta nel processo di  trasformazione culturale, che vede nel carcere un luogo da cui parte il percorso di reinserimento sociale.

Uno dei disegni realizzati negli spazi gialli di San Vittore e Bollate.Giois, 12 anni Bambinisenzasbarre, assieme ai partner del progetto, sta lavorando per mettere a punto tre strumenti, corrispondenti ad altrettanti ambiti di intervento:
TIPS, Training and Information Packs , vademecum  di formazione e linee-guida, raccomandazioni e suggerimenti dedicati ai diversi operatori che entrano in contatto con i genitori detenuti e con i loro figli:
- TIPS Carcere
- TIPS Scuola
- TIPS operatori professionali e servizi sociali.
Oltre al coordinamento dei partner, l'Associazione si occupa della parte relativa alle carceri e al personale penitenziario: educatori, polizia penitenziaria, direttori cui trasmettere il “messaggio-base” della formazione: il detenuto non è solo un detenuto ma è anche un genitore.


legami_4jennifer.jpgGli obiettivi
sono: 

  • Dare contenuto al principio che il genitore rimane tale anche se è detenuto (in assenza naturalmente di reati in cui sia coinvolta la genitorialità) e sensibilizzare sull’importanza del mantenimento del ruolo per i minori coinvolti
  • Dimostrare i benefici di mantenere i legami familiari durante la detenzione per un efficace reinserimento sociale che sia anche in grado di contrastare la recidiva
  • Rimarcare i diritti del bambino, soggetto da tutelare, che entra in carcere per incontrare il proprio genitore e che l’istituzione deve essere in grado di accogliere
  • Motivare il personale penitenziario ad assumere nuovi approcci che possano influenzare e riqualificare il loro lavoro.

Un momento degli incontri di formazione con gli agenti presso il carcere di BollateDa questa esperienza è emersa l’importanza di utilizzare in particolare per la polizia penitenziaria un metodo attivo e partecipato piuttosto che quello tradizionale “frontale” e in gruppi omogenei.
Alcuni punti da tener presente:
- anche gli agenti di polizia penitenziaria (spesso provenienti dal Sud) lavorano lontani dalle loro famiglie e condividono le stesse condizioni di isolamento dei detenuti
- è utile rivolgersi a loro non solo per il loro ruolo di operatori penitenziari, ma richiamare il loro ‘privato’ in quanto essi stessi padri e un tempo figli
- testare la metodologia di formazione in maniera empirica; ad esempio parlare solo in un secondo momento delle difficoltà del bambino figlio di genitore detenuto.

Uno dei disegni realizzati negli spazi gialli di San Vittore e Bollate. L’attività di accoglienza dei bambini presso lo Spazio Giallo di San Vittore (ogni settimana 150 bambini entrano nel carcere più affollato d'Italia) ha rivelato le sue potenzialità formative per la polizia penitenziaria addetta ai colloqui, un apprendimento “involontario” (quale il lavoro quotidiano fianco a fianco) di attenzioni ai bambini e ai loro bisogni, un efficace metodo di cambiamento. Non a caso è stato riconosciuto, nell’ambito del Bando “Premio amico della Famiglia”, indetto  dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, Dipartimento per le politiche della famiglia, con una menzione di merito speciale progetti di eccellenza

I contenuti del Tip scuola,  approfondito dai partner inglesi e del Tip operatori professionali, approfondito dai partner belgi e francesi, sono diretti agli operatori psicopedagogici, insegnanti, psicologi e operatori sociali, che lavorano direttamente con i minori coinvolti e quindi la formazione verte maggiormente sull’analisi dei rischi sociali a cui sono sottoposti e sui loro bisogni specifici, l’individuazione dei segnali di disagio legato all’impatto che la detenzione di un genitore ha sui figli e la responsabilità degli adulti che più direttamente a contatto con questi gruppi di minori sono chiamati a risponderne in ambito educativo.

Il progetto Legami è stato presentato come esempio di buona pratica Grundtvig nell'ambito della conferenza di valorizzazione dal titolo " LLP contro la povertà e l'esclusione sociale"organizzata congiuntamente dalle due l'Agenzia nazionale Comenius,Erasmus, Grundtvig e Visite di Studio e dall'Agenzia Leonardo (isfol) lo scorso mese di giugno.

 

Disseminazione & Valorizzazione
banner_eurochips.gifBambinisenzasbarre e i partner europei hanno organizzato a giugno la prima edizione dell’ European Prisoners’ Children’s Week, settimana di sensibilizzazione sul problema dei figli di genitori detenuti, destinata a diventare un appuntamento annuale. Una conclusione ideale del partnenariato Grundtvig che, tra le iniziative dei vari paesi, farà avere una lettera di proposte al Parlamento Europeo sull’importanza del mantenimento dei legami familiari in detenzione (art.9 Convenzione ONU dei diritti infanzia e adolescenza).

Lo staff di  Bambinisenzasbarre incaricato dello Spazio Giallo condivide il premio ‘Amico della Famiglia’ con la direzione e il gruppo di educatori e agenti del carcere di San Vittore”

Per l’Italia Bambinisenzasbarre ha organizzato un evento speciale per rendere visibili idealmente i 75.000 bambini italiani figli di genitori detenuti, facendo vedere la loro voce attraverso la mostra dei loro disegni realizzati negli “Spazi Gialli” di San Vittore e Bollate.

Liasacerdote.jpg

Lia Sacerdote,
fondatrice e presidente di staff di  Bambinisenzasbarre


I disegni riportati in questo articolo sono alcuni di quelli realizzati dai bambini  presso gli Spazi Gialli di San Vittore e di Bollate. L'immagine di copertina è tratta dalla raccolta dei disegni pubblicati da Eurochips, partner francese del progetto "Legami"