Questo sito è l'archivio del programma LLP 2007-2013.
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IN AZIONE

Grundtvig
EMYA un partenariato di apprendimento tra formale, informale e non formale


Il partenariato di apprendimento Grundtvig, coordinato da AIM - Agenzia Intercultura Mobilità - ha prodotto il primo Training Kit Europeo per mentori e le sfide di un'associazione giovanile nell'universo dell'educazione per adulti in Europa.
 

Due anni fa l'educazione non formale era solo una delle tante parole nuove indicate nei programmi europei come metodologia per l'inclusione e l'apprendimento di altre competenze. Per noi giovani trainers, che per anni avevano lavorato (quasi sempre a titolo volontario) come leaders di gruppi in scambi giovanili internazionali, corsi di formazione e seminari, era una parola di immediata comprensione ma pur sempre da spiegare,  applicare, sperimentare ma, soprattutto, era una sfida il suo riconoscimento e la validazione dei risultati che produceva sia nel formatore che nel partecipante.

scritte.jpgDipendendo dai contesti in cui si stava operando bisognava declinare l'educazione non formale sfumando il termine per la piu' facile comprensione di tutti: così come la creatività per i bambini è cosa immediata e spontanea, l'ENF per i giovani è la pratica dell'apprendimento di vita vissuta, di dibattito costruttivo e crescita personale. Nel mondo dell'associazionismo giovanile non servono le definizioni istituzionali e non ci riconosciamo nelle caselle delle valutazioni forzate, quelle che con un voto o un'altra parola ti confermano di aver appreso una o piu' competenze e di essere pronto a crescere come persona. L'associazione AIM – Agenzia Intercultura e Mobilità è nata da un gruppo di giovani trainers che hanno deciso di unirsi con l'obiettivo di far riconoscere l'educazione non formale, di applicarla e sperimentarla nei piu' diversi e svariati contesti; e nel 2009 ha avuto la grande opportunità di ricevere un finanziamento importante per la realizzazione di un progetto difficile e ambizioso: un partenariato di apprendimento sulla pratica di mentoring nelle scuole o in contesti educativi per lavorare con ragazzi svantaggiati e a rischio di abbandono scolastico.

Nel 2009 l'Italia deteneva la maglia nera in Europa per tasso di abbandono e dispersione scolastica, la situazione italiana era marcata da un panorama movimentato di tensioni e proteste studentesche; la riforma Gelmini, prima ombra e poi concreta realtà, rimbalzava tra camera e senato e gli insegnanti si incatenavano al porto dello stretto di Messina. Polemiche su tagli e nuove burocrazie avevano (e hanno) preso il posto di valori fondamentali come motivazione e passione dei docenti. E noi, giovani e dirompenti trainers ci apprestavamo a proporre alle scuole formazioni per adulti e studenti per affrontare temi come inclusione e sviluppo di competenze trasversali, fondamentali e prioritarie per l'Europa, ma secondarie e, forse ancora troppo, innovative per l'Italia.

cartello.jpgIl partneriato di apprendimento che ci ha visto coordinatori come associazione giovanile è stata la svolta per poter andare oltre l'ambito Gioventu' ed attivare un vero percorso di incontro-scontro-confronto tra educazione formale e non formale. Abbiamo incontrato docenti con la voglia di rimettersi in gioco e con la volontà di capire come si implementano e si valutano le competenze trasversali. E con loro ci siamo interrogati, ci siamo scontrati e abbiamo dato libero sfogo a dibattiti e a progettazioni condivise, abbiam lavorato sulla motivazione e sulla vocazione all'insegnamento (vocational education). Ma il bisogno è sempre lo stesso: come far emergere dai ragazzi le competenze chiave, facilitarli nell'autovalutazione, valutarle e ingabbiarle in un voto? Il dato di fatto è che mancano strumenti concreti e i docenti italiani sono consapevoli che il nostro Paese in materia è ancora fermo al primo recepimento della Raccomandazione del 2006, basta guardarsi intorno: in che ambienti di apprendimento lavoriamo? Viviamo la scuola come comunità di apprendimento o come luogo di passaggio, per alcuni, di sfogo per altri e di prigionia per la maggior parte?

Il progetto dal titolo “EMYA – Pratiche europee di mentoring con ragazzi socialmente svantaggiati e a rischio di abbandono scolastico” ci ha permesso di conoscere come lavorano scuole in Europa, le cosiddette “scuole delle seconde possibilità e scuole per l'apprendimento continuo” e organizzazioni che recuperano ragazzi che pensano di non avere piu' opportunità nella vita.
Un partneriato il cui valore aggiunto è rappresentato proprio dalla varietà della partnership; una ricchezza e una sfida allo stesso tempo: adulti e giovani, mentori professionisti ed educatori, trainers e docenti, psicologi ed esperti in scienze sociali. Un mix difficile da gestire a trentanni, in piu' se unito a culture diverse, ritmi e priorità che dipendono dalle specifiche realtà locali; un forte lavoro di mediazione e di cooperazione che ci ha permesso alla fine, dopo due lunghi anni, di chiarire la nostra visione della figura del mentore come professionista e del mentoring come insieme di metodogie e tecniche che possono concretamente influire sui discenti, supportandoli e aiutandoli nel loro percorso di vita e di apprendimento.

Il mentoring è un'insieme di pratiche che permette al mentore di collaborare col discente in qualità di guida, di seguire il suo percorso di apprendimento a 360 gradi e di andare oltre l'insegnamento della materia. Oggigiorno il mentore non esiste in Italia ma è una figura che è rinosciuta e lavora  in quasi tutta Europa: la maggior parte dei docenti con cui ci siamo confrontati sostengono che è una figura necessaria che ovvierebbe a molte problematiche interne nelle scuole, soprattutto nella gestione della vita scolastica e delle relazioni umane che si vivono quotidianamente tra aule e corridoi (docenti-docenti, docenti-insegnanti, dirigenti-docenti, docenti-genitori).
Due anni intensi dove siamo cresciuti tutti, un sito di riferimento www.emya-mentoring.eu che è un vero e proprio data base in ambito Istruzione e Formazione e finalmente il prodotto finale piu' concreto che potessimo creare: il primo Training Kit per mentori in Europa e in Italia. Con grande orgoglio lo stiamo traducendo in italiano e stiamo preparando la versione grafica per la stampa, arricchita con i colori del progetto e con fumetti, e la presentazione finale. Il programma LLP è stato per noi, gruppo di giovani dai 20 ai 35 anni, un vero e proprio laboratorio, uno spazio di libertà per la sperimentazione e l'opportunità piu' importante nell'ambito della formazione, nostra e del nostro target.

foglio.jpgOra abbiamo un manuale pratico-teorico nostro, che ha valenza europea e puo' essere applicato in Italia con studenti, giovani e docenti-dirigenti: non sappiamo ancora, così com'è incerto il nostro futuro di lavoratori precari, quali saranno gli sviluppi ma di una cosa siamo certi: siamo diventati professionisti in questi due anni e come giovani-adulti siamo pronti ad essere mentori in Italia e a lottare per farci rinoscere.

di Erika Gerardini
coordinatrice del progetto EMYA
www.associazioneaim.it
info@associazioneaim.it