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IL TEMA IN DISCUSSIONE

LLP
Saper leggere: Education at a glance 2011 - OECD Indicators


Prosegue il dibattito attorno al tema delle competenze nella lettura nelle giovani generazioni. L'occasione arriva dalla pubblicazione del rapporto "Education at Glance", a cura dell'OCSE. Introduciamo qui i passaggi più significativi e i dati chiave relativi alla reading literacy per avviare una nuova discussione aperta.
 


L’ambiente socio economico di provenienza ha una sua influenza sulla familiarità con la lettura e sulle capacità di un ragazzo quindicenne. Così si legge nel rapporto OCSE (Organizzazione per lo cooperazione e lo sviluppo economico) “Education at a Glance”, appena diffuso. Andiamo qui a introdurre alcuni passaggi del Rapporto che risultano particolarmente interessanti per il focus che stiamo trattando su queste pagine.

Sette sono i livelli di capacità di lettura ai quali si fa riferimento nelle indagini OCSE e sulla cui base vengono tratte le conclusioni. Il livello 2 indica il punto a partire dal quale gli studenti cominciano a mostrare le competenze necessarie a consentire loro di essere soggetti attivi della propria vita e nella vita che li circonda.

Nei paesi OCSE circa l’81% degli studenti quindicenni dei quali stiamo parlando si colloca sul livello 2. Nel passaggio da un livello all’altro aumentano le capacità di comprensione, contestualizzazione del testo, relazione fra i vari elementi e registri che lo compongono, collegamenti con altro e con altre esperienze.

L’appartenenza socio economica è invece misurata a partire dalle informazioni che gli stessi studenti indagati danno sul grado di istruzione ed occupazione dei genitori, i mezzi disponibili in casa come un tavolo per studiare o il numero dei libri.

librocuffie.jpgL’ambiente in cui il ragazzo vive può provocare differenze anche molto importanti nei risultati valutati poiché si vede che una situazione di svantaggio di partenza può influire sui rendimenti e determinare situazioni molto diverse.

Il fenomeno è particolarmente evidente in Francia e Nuova Zelanda, ma lo si rileva anche in altri paesi del circuito dei 37 Paesi partecipanti all’OCSE come in Australia, Austria, Belgio, Repubblica Ceca, Germania, Svezia e Regno Unito. La realtà è meno grave, con dati al di sotto della media, in Brasile, Canada, Estonia, Finlandia, Spagna e Portogallo. Ed anche in Italia.

E se al dato sul contesto socio economico di provenienza aggiungiamo anche quello su un possibile retroterra personale e familiare di immigrazione, soprattutto di prima immigrazione, vediamo che il problema tende a rinforzarsi e il raggiungimento di livelli accettabili appare essere più lontano.

A questo proposito, di particolare interesse, per noi oggi, nel Rapporto OCSE, è l’analisi che affronta, nel dettaglio, il rapporto fra risultati nella lettura e lo status di immigrato, altra variabile considerata quando si va a definire la situazione di svantaggio socio economico.  

bimbolegge.jpgI risultati, sui quali riflettere, sono questi: gli studenti nativi tendono ad avere migliori risultati di coloro che hanno un background di immigrazione, con l’eccezione dell’Australia e del Canada, dove gli studenti immigrati di prima e seconda generazione ottengono risultati confrontabili, ma anche dell’Ungheria, dove gli studenti di seconda generazione tendono a fare anche meglio dei nativi. Per studenti di seconda generazione si intende coloro che sono nati nel paese nel quale si sta svolgendo la valutazione da genitori che vengono da altri paesi con molte probabilità che il loro percorso di studio si sia svolto tutto nel paese dove risiedono, mentre la prima generazione è rappresentata da ragazzi nati in un altro paese e successivamente trasferiti.

In media nei paesi OCSE i ragazzi immigrati di prima generazione ottengono nelle prove 52 punti in meno dei coetanei non immigrati, il che viene considerato corrispondere al progresso che si può fare in oltre un anno di scuola, percentuale che scende al 33% fra gli studenti di seconda generazione.

cinesina.jpgIl gap fra nativi ed immigrati varia comunque molto da Paese a Paese, anche in dipendenza della tipologia dei flussi migratori, e gli studenti immigrati di seconda generazione tendono a far meglio di quelli di prima generazione. Nel Rapporto si legge che, nel complesso dei paesi OCSE , è riscontrabile infatti un altro fenomeno: circa un terzo gli studenti definiti svantaggiati hanno risultati migliori di quello che il loro status avrebbe fatto prevedere. Questo gruppo si chiama resilient, composto cioè da coloro che escono dal contesto delle previsioni pur prevenendo da una situazione di svantaggio. Nei quattro Paesi con i più alti punteggi, quelli cioè dove i ragazzi raggiungono i livelli più alti, e cioè Canada, Finlandia, Corea e Shangai, sembra che sia possibile dimostrare che la relazione fra status socio economico e livelli raggiunti nella capacità di lettura può essere modificata in positivo quando vengono messe in atto strategie specifiche.

In Italia i nativi rappresentano il 94,5% della popolazione studentesca dei 15enni, con un punteggio nella reading scale di 491, a fronte dell’1,3% di immigrati di seconda generazione a 446 punti e del 4,2% di prima generazione con 410 punti.  

Dal Rapporto si può evincere che un’altra variabile riveste importanza nell’acquisizione delle capacità di lettura. Chi ama leggere, in special modo chi ama leggere romanzi, ha maggiore probabilità di essere migliore lettore, con una precisazione interessante da fare però. Nella pratica si è visto che molti studenti amano leggere cose diversi dai romanzi, più legate alla propria vita, come riviste, giornali, etc. Il suggerimento dunque che va agli insegnanti è quello di dedicare il loro insegnamento alle tecniche di lettura, ma anche al sostegno del piacere, indirizzando i lettori più deboli verso strumenti più vicini alla loro esperienza ed interesse, per dare più spazio ed importanza al piacere.

In media nei paesi OECD , il 37% degli studenti dicono che non provano alcun piacere nel leggere, con una percentuale diminuita dal 2000 al 2009 del 5% e con un gap di genere assai forte: dal 52% al 73%. le ragazze amano leggere più dei ragazzi.

Gli indici di apprezzamento sono costruiti a partire dal parere dei giovani intervistati a proposito di una serie di affermazioni come: 1) leggo solo se devo, 2)leggere è uno dei miei passatempi preferiti , 3) mi piace parlare di libri con gli altri, 4) trovo difficile finire un libro, 5) sono contento se mi regalano un libro, 6) leggere è una perdita di tempo, 7) mi piace andare in biblioteca o in una libreria, 8) leggo solo per avere le informazioni che mi servono, 9) non riesco a star fermo a leggere per più di qualche minuto, 10) mi piace esprimere la mia opinione su ciò che ho letto, 11) mi piace scambiare libri con i miei amici.

immigrata.jpgL’analisi dei dati e delle fonti restituisce comunque un mondo complesso, andando a toccare aspetti diversificati della realtà sociale e includendo al proprio interno risultati da approfondire: in alcuni casi infatti l’ipotesi che lo status socio economico ed il Paese di origine incidano sulle prestazioni nella lettura non viene confermata dai dati raccolti, non smentendo l’esistenza della correlazione, bensì stabilendo che le dimensioni delle conseguenze dalla stessa possano variare. E questo è ancora più vero per la popolazione studentesca femminile che maschile.


Abbiamo scelto di riferire sui dati comparati che riguardano le competenze nella lettura, ma tante altre sono le domande poste e le risposte che i dati raccolti , nei 37 alfabeto.jpgpaesi partecipanti all’OCSE e non solo, ci danno: quale è il livello di istruzione della popolazione? E l’ambito di studi più attraente? Il grado d’istruzione incide sulla presenza nel mercato del lavoro e con quali vantaggi economici? Quali possono essere gli incentivi per investire nell’istruzione? Quanto si spende per uno studente? Quanta percentuale del PIL? A quanto ammonta l’investimento privato? Ed il pubblico? Quali i numeri della partecipazione? E l’internazionalizzazione come sta andando? Come sono organizzate le scuole? Quanto vengono pagati gli insegnanti?

Questi e molti altri stimoli per riflettere sono contenuti in “Education at a glance”, l’ultimo di una serie di strumenti che anno dopo anno l’OCSE mette a disposizione di Paesi , governi, amministratori, e di tutti coloro che partecipano ai sistemi di istruzione, per aiutarli nel disegnare e mettere a punto risposte sempre più efficaci ai bisogni crescenti, appoggiandosi al confronto internazionale.

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Scarica il Rapporto "Education at Glance" dal sito OECD.


editing EM