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IN AZIONE

Erasmus
CMC_E Project


Nell’Anno Europeo del Dialogo Interculturale (2008) che celebra i valori della convivenza e della comprensione, è importante ricordare quanto i Programmi Comunitari dedicati alla mobilità abbiano contribuito a rafforzare l’importanza dell’unione nel rispetto delle diversità culturali.
 

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Un contributo italiano (precursore di questa priorità!) è stato offerto dal Progetto CMC Project www.cmcproject.it, un caso di assoluto rilievo che nel tempo ha saputo crescere, innovarsi e rinnovarsi, imparando a dialogare con il mercato del lavoro evolvendosi in CMC_E Project, dove “E” sta per Enterprise!
CMC_E si propone la realizzazione di materiali innovativi di lingua indirizzati agli studenti che desiderino effettuare un’esperienza di studio o di placement all’estero, permettendo loro di acquisire padronanza non solo nelle competenze linguistiche accademiche ma anche in quelle linguistiche professionali.
Il Progetto, frutto di una partnership composta da un team di istituzioni universitarie site in Inghilterra, Olanda, Italia, Portogallo, Repubblica Slovacca, Spagna e, a partire dal 2007, dalla Polonia è coordinato, per l’Università della Calabria, dalla Prof.ssa Carmen Argondizzo. Le abbiamo posto qualche domanda….


1) Prof.ssa Argondizzo, al CMC Project si accede on line, sempre e da qualsiasi luogo: una peculiarità fondamentale per incentivare l’apprendimento linguistico e promuovere il ricorso alle TIC (Tecnologie della Innovazione e Comunicazione). Come è nata la volontà di dar luogo ad uno strumento di tale importanza per gli studenti?

Dalla consapevolezza di appartenere all’Europa. In fondo, siamo cittadini europei anche se non tutti riusciamo ancora pienamente a percepire questo feeling di appartenenza a questa peculiarissima zona del mondo. E proprio perché in Europa tante culture e tante lingue vivono una vicino all’altra, diventa necessario riuscire a creare momenti di integrazione, di scambio dialogato. Ci sta riuscendo con molta naturalezza la nuova generazione, quella che io amo chiamare la ‘generazione Erasmus’ che viaggia, conosce, studia in vari paesi d’Europa. L’ispirazione per il CMC Project è nata da loro e dalla loro necessità di dovere imparare a comunicare in altre lingue attraverso supporti didattici dedicati a loro e sempre disponibili. Ecco se si svilupperanno queste competenze e se si realizzerà questo dialogo, io penso, si potrà forse un giorno creare grande innovazione possibilmente condivisa.


2) Il CMC Project è il risultato di una partnership internazionale che si avvale della collaborazione di ben 6 Paesi: quali sono le caratteristiche imprescindibili affinché un tale progetto registri successi?

Una caratteristica importante è stata l’affiatamento tra i vari partner diventato con il tempo anche amicizia e poi una metodologia di lavoro di base che ci ha incoraggiati a creare materiale didattico attraverso linee guida comuni, ma che ha lasciato, anzi richiesto, autenticità nella scelta del materiale. Il prodotto finale offerto, quindi, attraverso il materiale didattico creato da noi, dal team CMC, è apparentemente simile ma differente nei contenuti. Questo ha permesso la valorizzazione delle diverse culture dei vari partner. Ecco, affiatamento, amicizia, metodologia di lavoro comune, creazione autonoma del materiale, valorizzazione delle culture, questi sono già tanti piccoli importanti successi.

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3) L’Università della Calabria è il Coordinatore di un Consorzio che tutela e promuove anche le lingue meno parlate quali l’Olandese, il Portoghese, lo Slovacco, l’Italiano: quanto pensa sia importante investire tempo e risorse in un tale progetto allargato e quale grado di interesse avete registrato negli studenti che si avvalgono di questo strumento?

Intanto, il tempo è già ben investito se si considerano solo le caratteristiche menzionate prima. In più, l’importanza di creare presupposti affinché vengano diffuse lingue meno parlate come quelle che propone il progetto, con l’aggiunta in questa seconda edizione del polacco, crea una forte motivazione ad investire una buona parte del tuo tempo e delle risorse disponibili per raggiungere questo obiettivo. Il segreto sta nell’idea di credere nel valore delle lingue meno comuni che spesso creano curiosità e nella valorizzazione di tante culture diverse che dovrebbero o meglio potrebbero intersecarsi talvolta. Negli studenti, a parte l’interesse dimostrato nei confronti del materiale didattico per la lingua inglese, in Italia c’è infatti ancora tanto da fare per incoraggiare a migliorare queste competenze, si è notata anche una grande curiosità per il materiale dedicato alle altre lingue. L’interesse viene, in effetti, dalla esigenza di conoscere sempre di più l’effetto della mobilità universitaria.


4) Il CMC Project, negli anni, è stato capace di crescere e di arricchirsi divenendo CMC_E Project e andando così ad includere una formazione linguistica in grado di rispondere alle esigenze del mercato del lavoro: può anticiparci quali risultati avete potuto registrare a seguito di una tale scelta di campo?

Stiamo ancora lavorando in questa direzione che investe le esigenze del mercato del lavoro e ancora abbiamo molto da capire. Di certo si evidenziano con facilità primi risultati che sottolineano alcuni presupposti di base. Ne menziono tre in particolare. Primo punto è la consapevolezza che sono ancora molto basse le competenze linguistiche nei contesti professionali e questo crea grossi disagi nella conduzione di molte attività. Il secondo punto riguarda la formazione del personale “pre-servizio” ed“in servizio” che, nel primo caso, è ancora poco finalizzata allo sviluppo di competenze professionali e, nel secondo caso, è messa poco o per niente in atto. Scatta a questo punto il terzo aspetto che riguarda proprio il “lifelong learning”, la consapevolezza che la formazione è necessaria in più fasi dell’esperienza lavorativa e non termina con uno o due moduli di studio di, per esempio, trenta ore. Troppo riduttivo. Ecco, questa consapevolezza dovrebbe svilupparsi sempre di più, nei contesti universitari e di lavoro, ma stenta ancora a farlo.


5) Nel 2006 il CMC Project ha ottenuto l’European Label, un importante riconoscimento accordato ai quei progetti “centralizzati” che promuovano con successo l’apprendimento e l’insegnamento delle lingue: quali suggerimenti sente di poter dare ad altri colleghi italiani scettici all’idea di cimentarsi con un progetto gestito interamente dalla Commissione Europea?

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Il coordinamento di un progetto finanziato nell’ambito di programmi a gestione diretta, quale è stata l’azione Lingua 2 del Programma Socrates che ha finanziato il Progetto CMC, è un’esperienza complessa, ma al tempo stesso molto interessante, che rafforza il sentirsi parte attiva del processo di consolidamento dell’Europa. La complessità è determinata dal dover operare come interfaccia con la Commissione Europea a nome dell’intero partenariato anche con l’obiettivo rilevante di dover confermare a quest’ultima il raggiungimento degli obiettivi progettuali, sia in termini qualitativi e quantitativi del prodotto finale sia di efficienza nella gestione finanziaria della sovvenzione. In qualità di coordinatore, quindi, è di sicuro necessario monitorare la realizzazione delle attività e la gestione amministrativo-finanziaria condotte a livello locale da ciascun partner. Nello stesso tempo si mette in atto un impegno costante nel coinvolgere in maniera diretta e consapevole tutti i partner nelle attività progettuali, affinché ci sia da parte di tutti una consapevolezza piena del perché e del come si stanno svolgendo tutte le singole sottoazioni, per esempio l’ indagine sulle competenze linguistiche, risultati, analisi, creazione del template per la produzione del materiale sulla base dei dati dell’indagine e tanto altro. Siamo infatti tutti consapevoli che questo andrà ad incidere fortemente sulla qualità dei prodotti finali del progetto.

Tuttavia, vorrei sottolineare che, sebbene ci sia tanto lavoro da svolgere, coordinare un progetto finanziato da un programma gestito direttamente dalla Commissione Europea è un’esperienza molto interessante poiché si percepisce con maggiore consapevolezza il senso di ‘appartenenza all’Europa’. Questo fa interiorizzare maggiormente la percezione che si sta lavorando in team per dare concretezza a principi europei, sulla base dei quali il progetto stesso è stato formulato, la valorizzazione del multilinguismo e della multiculturalità nel nostro caso per esempio. Tutto questo determina maggiore motivazione, gratificazione e, al tempo stesso, consente di sentirsi più vicini alle istituzioni europee. Incoraggerei, quindi, altri colleghi italiani a creare team transnazionali che spesso, per raggiungere obiettivi progettuali condividono e valorizzano competenze esistenti, crescendo sia professionalmente che dal punto di vista umano come è stato nel nostro caso.


6) Quali attività Vi vedono impegnati per attuare un lavoro di disseminazione e valorizzazione dei risultati da Voi ottenuti? Quali strumenti ritiene essere validi al fine di suscitare interesse e stimolare altri Istituti che, parimenti, potrebbero dar luogo ad una partnership basata su una piattaforma o rete internazionale?

Già in fase di progettazione è stato definito un piano di valorizzazione dei risultati del progetto che prevede attività rivolte sia ai destinatari diretti di CMC (studenti che desiderino effettuare un’esperienza universitaria o di placement all’estero), che a quelli indiretti (Centri Linguistici universitari sia italiani che europei, scuole, centri di promozione turistica, aziende). Le attività principali realizzate e che continueremo a realizzare danno grande rilevanza alla promozione dell’idea progettuale e dei suoi risultati attraverso strumenti informativi come il sito web multilingue (www.cmcproject.it) che si collega ai siti istituzionali dei partner del progetto, seminari organizzati presso gli atenei dei vari partner, comunicati stampa relativi agli eventi realizzati, e brochure informative disponibili presso Centri Linguistici universitari, centri di promozione turistica, uffici relazioni internazionali.
In particolare, al fine di valorizzare il progetto CMC e suscitare l’interesse per l’iniziativa in altre istituzioni e in altri contesti di studio e di lavoro, i partner del progetto hanno presentato paper, in occasione di diversi seminari o convegni nei loro rispettivi paesi, focalizzandosi sui risultati e sull’esperienza maturata nell’ambito del progetto CMC. Ad esempio, per ciò che riguarda il contesto italiano, tematiche come i risultati e le metodologie relative al loro sviluppo, l’esperienza di coordinamento e management e altro sono stati presentati dai diversi membri del team transnazionale in occasione dell’XI Seminario AICLU* “Studenti in mobilità e competenze linguistiche: una sfida accademica, linguistica e culturale” organizzato nel gennaio 2007 presso l’Università della Calabria. Questa, voglio sottolineare, è stata una esperienza che ha maggiormente rafforzato l’idea di appartenenza ad un gruppo europeo che lavora in modo integrato e legato da sentimenti di amicizia.

* Associazione Italiana dei Centri Linguistici Universitari

A cura di Simona Aceto e Alessia Ricci