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IN AZIONE

Formazione in servizio
Per una metodologia a misura di allievo: operare attraverso le “Situazioni – Problema“


Racconto di un’esperienza di formazione in servizio Grundtvig realizzata a Sèvres dal 5 al 10 dicembre 2011
 

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Il piccolo gruppo al lavoroLa mia volontà di partecipare alla formazione in servizio prevista dal programma Grundtvig e organizzata dall’Associazione AFORII (“Educazione alla cittadinanza attraverso le situazioni-problema”) è scaturita dal desiderio di confrontarmi sulle possibilità, ancora inesplorate, di esercitare la professionalità docente, affrancandola da retaggi veteropedagogici, nella prospettiva di offrire agli allievi delle garanzie di successo formativo.

Poiché l’educazione alla cittadinanza si rappresenta come un’attività trasversale a tutto il percorso di apprendimento essa può considerarsi il concentrato di tutte le caratteristiche atte a stimolare la creatività del docente.

Inoltre, l’educazione alla cittadinanza, da intendersi come un’educazione-disciplina, influenza positivamente molte dimensioni dell’individuo: quella cognitiva (conoscere, pensare criticamente, concettualizzare, giudicare), quella affettiva (provare, fare esperienza, attribuire significato, valutare positivamente valori come la giustizia, l’equità, la libertà, la solidarietà, essere capaci di empatia) ed infine quella volitiva (compiere scelte ed azioni, mettere in atto comportamenti in tali direzioni).

Il gruppo di lavoro perviene alla definizione  dei processi connessi con l’attuazione della metodologia delle “situazioni – problema”La mia partecipazione al corso di formazione, tenutosi a Sèvres (Francia) dal 5 al 10 dicembre 2011 ed impostato secondo la metodologia della “situazione – problema”, ha prodotto in me delle forti suggestioni, tali da indurmi a delinearne brevemente il percorso formativo e le sue strategie attuative.

Il gruppo di lavoro perviene alla definizione  dei processi connessi con l’attuazione della metodologia delle “situazioni – problema”

La metodologia laboratoriale, sviluppatasi all’interno dei piccoli gruppi (4 o 5 componenti) costituitisi liberamente, si è rappresentata quale aspetto pregnante del percorso, in funzione dell’attivazione del confronto dialettico e dell’appalesamento dei punti di vista grazie ai quali sono state messe in campo le abilità di mediazione dei componenti.

Le risorse umane, da intendersi come professionalità facilitatrici dello sviluppo del processo, inoltre, hanno creato con grande perizia tutte le condizioni ad esso  favorevoli senza mai condizionare l’andamento evolutivo dell’apprendimento dei corsisti.

Di volta in volta, infatti, i formatori presentavano “eventi stimolo”, finalizzati all’avvio della discussione tra pari, su tematiche di vita vissuta che comportavano la “rottura” delle rappresentazioni della realtà proprie di ciascuna individualità, avviando i processi funzionali alla loro ricomposizione  sulla scorta degli esiti del confronto e della negoziazione.

In definitiva, posso affermare di aver tratto insegnamenti rispetto alla metodologia laboratoriale all’interno di “situazioni-problema” da intendersi quali strategie atte a favorire l’elaborazione delle conoscenze e per le quali è ipotizzabile uno schema generale di approccio, di seguito sintetizzato:

  • evidenziazione di un problema quale ostacolo all’evoluzione dei processi di apprendimento
  • ricerca  e creazione di eventi stimolo funzionali alla rottura delle sovrastrutture culturali o alla smobilitazione delle “misconoscenze”
  • attivazione dei gruppi attraverso il confronto, la verifica di ipotesi negoziate, la ricerca di conferme
  • la realizzazione del prodotto e la sua condivisione
  • riflessione metacognitiva sul percorso di apprendimento
  • autovalutazione
  • valutazione e valorizzazione del percorso
  • correlazione delle conoscenze
  • avvio o consolidamento dei processi di astrazione

L’impatto dell’esperienza sul percorso professionale
Il valore aggiunto offertomi dalla partecipazione al corso di Sèvres può essere ricondotto all’avermi offerto strumenti operativi da sperimentare con i docenti coinvolti nel progetto PON FSE “Qualità e Merito” (di cui sono referente regionale), finalizzato ad introdurre nell’ordinarietà della pratica didattica i processi diagnostici per la rilevazione dei punti di forza e di criticità dei processi di apprendimento, nonché la conversione da una didattica trasmissiva ad una pratica educativa fondata sulla pedagogia della scoperta per la costruzione di un sapere significativo.
L’avvio dei processi di miglioramento del sistema scolastico è, infatti, chiaramente legato al ridimensionamento di quanto è ancora considerato il quotidiano corredo delle attività scolastiche, ( compiti in classe, interrogazioni e voti ) a favore di un rapporto educativo fondato sul dialogo, sulla ricerca attiva di risposte alle proprie curiosità, sulla ricerca-azione, sull’apprendimento per scoperta , attraverso la consultazione multimediale di cui i libri di testo rappresentano solo una componente. La pedagogia della scoperta deve fondarsi sui  laboratori intesi sia come spazi fisici dedicati, sia come habitus mentale dei docenti; grazie alla pedagogia del fare, infatti, le nuove generazioni possono imparare a svelare e gestire i propri talenti e le proprie inclinazioni operando la personale autodeterminazione secondo orizzonti di senso. Se ciascun allievo assume la responsabilità del proprio apprendimento, agli insegnanti tocca il ruolo di facilitatori dei processi che si attivano nell’esplorare la mutevolezza della realtà.

La disseminazione di tali metodologie non può prescindere, pertanto, dal sovvertimento degli schemi organizzativi che privilegiano la lezione frontale e la rigida scansione di orari e materie, ognuna a se stante. Un percorso formativo imperniato sulla scoperta e la ricerca non può subire la tirannìa del tempo, il più delle volte scandito nel rispetto di esigenze molto diverse e distanti da quelle degli allievi.
Il vero apprendimento necessita di approfondimento per approcciare adeguatamente la complessità della realtà e non può, pertanto, puntare sulla quantità di nozioni, apprese per compartimenti stagni, bensì giovarsi di sostegno ed interventi multidisciplinari, agiti all’interno di ampi e distesi spazi temporali.

Graziano.jpgdi Annamaria Graziano,
docente comandata a supporto dell’Autonomia presso
l’USR per la Campania