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IN AZIONE

Partenariati di apprendimento
La Rete Educare all'Europa e il progetto The Social Capital School. Parents, Volunteering and Comminity


La scuola finanzia la ricerca e promuove la cultura del Capitale Sociale Al via il progetto Europeo a livello locale e la ricerca sociale dopo il primo Meeting Internazionale di Roma
 

AIM1.jpgGiovani educatori non formali, docenti, studenti, genitori, nonni, professionisti, disoccupati e chi più ne ha più ne metta, insieme per promuovere la cultura del Capitale Sociale e Umano che esiste nelle scuole, dentro e fuori: nei contesti che tutti noi viviamo, nei quartieri, spesso degradati, delle nostre città, nei parchi dove giocano i nostri figli, nei mercati rionali che stanno sparendo, nelle comunità religiose ancora poco accettate e nascoste dietro i palazzi. Si è tenuto a Roma nei giorni 24-27 Novembre 2011 il primo Meeting internazionale di un progetto Europeo di formazione per adulti che coinvolge associazioni e scuole di cinque Paesi - Portogallo, Ungheria, Spagna e Bulgaria - coordinato dall'Associazione dei genitori Di Donato, in collaborazione con la Rete nazionale di scuole statali “Educare all'Europa”  che gestisce a Roma, nel multietinico quartiere dell'esquilino, il Polo Intermundia.

Nel mese di Luglio 2011 l'Agenzia nazionale Lifelong Learning Italia ha approvato all'istituto Mazzocchi, capofila della Rete Nazionale di Scuole Statali Educare all'Europa (di seguito Rete), in partnership con l'Associazione dei genitori Di Donato di Roma il finanziamento per l'implementazione del progetto Europeo The Social Capital Shool. Parents, Volunteering and Comminity.

Il titolo è la traduzione inglese non propriamente fedele di “La scuola senza profitto. Genitori, collettività e volontariato: una risorsa per tutti!” e in una congiuntura economica nera come quella attuale, il progetto dovrà tentare di riportare a priorità l'educazione e relazioni umane che si creano nella pratica educativa e costituiscono la forza e la debolezza delle scuole italiane. Progettualità, crescita culturale, collettiva e miglioramento degli ambienti di apprendimento possono aiutare le raltà scolastiche grandi e piccole che lottano giorno per ricercare una sostenibilità economica e una codificazione delle riforme nazionali, per mantenere la classe docente al passo con i tempi,  in un'Europa che raccomanda creatività e didadttica per competenze.

Il progetto non prescinde dalla trasformazione che la scuola in dimensione europea sta vivendo, né dall'attualità economico-sociale mondiale ed italiana, ma cerca di ripartire dalla persona come risorsa principale e dalla comunità come luogo di sperimentazione e condivisione di competenze e opportunità. Parliamo di piccoli contesti, inseriti nel mondo globale ma riconosciuti e mappati da chi li vive, valorizzando quello che c'è e mettendolo in circolo. Credere nella Cultura del Capitale Sociale per creare anche occupabilità e cambiamento delle condizioni di vita e di socialità delle persone.

AIM2.jpgIl concetto di capitale sociale che risale al 1920 quando fu usato in un trattato di un autore americano, Lyda Hanifan, un riformatore scolastico della Virginia occidentale, che già allora sosteneva che: "il capitale sociale si riferisce a quei beni intangibili che hanno valore più di ogni altro nella vita quotidiana delle persone: precisamente, la buona volontà, l'appartenenza ad organizzazioni, la solidarietà e i rapporti sociali tra individui e famiglie che compongono un'unità sociale". Poi il termine è stato usato negli anni Sessanta con riferimento alle relazioni interpersonali informali essenziali anche per il funzionamento di società complesse ed altamente organizzate e negli anni Novanta è passato dalla sociologia all'economia.

Ma la chiave piu' attuale sembra essere un passaggio globale del termine negli anni Settanta quando Glenn Loury ne fece uno strumento di analisi sociale allorchè i giovani lavoratori neri d'america ereditavano la povertà dai loro padri e continuavano ad essere esclusi da dinamiche di potere e mercato. Se la scarsità di risorse economiche, culturali e relazionali dei giovani neri condiziona negativamente la loro capacità di accesso al mercato del lavoro, a detta di Loury le teorie economiche classiche perdono di efficacia esplicativa. Ha scritto infatti a proposito: "Nessuno percorre la strada completamente da solo. Il contesto sociale in cui avviene la maturazione individuale condiziona fortemente ciò che individui ugualmente competenti possono ottenere". Il concetto di capitale sociale può allora essere definito in generale come un corpus di regole che facilitano la collaborazione all'interno dei gruppi o tra essi.

AIM3.jpgLa Rete nazionale di scuole statali “Educare all'Europa” lo associa nel 2012 alla scuola come Comunità di Apprendimento dove le persone sono coinvolte nei processi, sia burocratici che decisionali e finanziari, e chi coordina collabora con chi insegna per una sostenibilità non solo economica ma anche di professionalità e competenze. Ed è proprio attorno alle competenze chiave per l'apprendimento permenente, il macro tema che sta investendo e rivoluzionando il mondo dell'educazione e della formazione, grazie allo slancio della Strategia Europa 2020  che si concentreranno le attività di educazione non formale che i giovani facilitatori coinvolti progetteranno nelle scuole partners. Importante e innovativa la collaborazione con l'associazione AIM – Agenzia Intercultura e Mobilità www.associazioneaim.it che implementerà il progetto nei diversi contesti locali (ancora da indentificare) per una fase che sarà pilota ma con la prospettiva che il progetto ricada a pioggia su tutte le scuole a livello nazionale. Un'altra associazione di Roma, “Il Tempo del Cerchio", fondata da giovani e dinamiche psicologhe dello sviluppo, si occuperà invece di una ricerca sociale qualitativa per poter fotografare il Capitale Sociale,  anche a livello scientifico e in chiave di analisi delle situazioni reali dei diversi contesti.

Un ritorno ai principi primari della pedagogia e dell'educazione, l'attenzione per l'osservazione dei contesti senza perdere mai il punto fermo sull'importanza della Ricerca-Azione. Sposiamo infatti i risultati emersi dagli studi di uno dei suoi padri, Lewin. Lo studioso si rese conto che «la dinamica dei processi deve essere sempre derivata dalle relazioni fra l’individuo concreto e la situazione concreta» [cfr. M. Pellerey, Recenti sviluppi e applicazioni del metodo dalla ricerca-azione di Kurt Lewin, in S. Mantovani (a cura di), La ricerca sul campo in educazione. I metodi qualitativi, Milano, Mondadori, 2000, p. 168] In tal modo, si sottolineò il ruolo decisivo del reciproco scambio e del confronto paritario fra le componenti coinvolte nelle varie dinamiche sociali. Presupposto, questo, ritenuto fondamentale per superare i conflitti che ostacolavano lo sviluppo sociale.

AIM4.jpgA partire dagli anni Settanta si iniziò a considerare la Ricerca-Azione come uno strumento in grado di rimuovere la separazione, spesso presente nelle situazioni scolastiche, tra la ricerca e la prassi educativa. Tale separazione, come afferma il Baldacci, ha da sempre generato due limiti. «In primo luogo, proprio per le sue caratteristiche “eccezionali” la ricerca rischia di diventare una pratica “rara”, in quanto stenta a trovare le condizioni adeguate di svolgimento; in secondo luogo, proprio per la sua separazione dalla ricerca, la prassi educativa rischia di perdere di scientificità e di razionalità, degradandosi a mero empirismo o, nel migliore dei casi, ad acritica applicazione dei “ritrovati” delle rare ricerche.» [cfr. M. Baldacci, Metodologia della ricerca pedagogica, Milano, Mondadori, 2001, p. 139]  Di fronte a questi pericoli, gli stessi insegnanti hanno avvertito l’esigenza di dare con la ricerca maggiore scientificità alla prassi educativa e, contemporaneamente, di far diventare l’esercizio educativo un valido momento di verifica della ricerca stessa. Cosicché, «la ricerca-azione è sembrata il dispositivo metodologico in grado di saldare la ricerca alla prassi educativa così come essa si realizza, in condizioni “naturali”, nell’istituzione scolastica.» [ Ibid. A tal proposito, lo studioso tedesco Klafki parla di «ricerca-azione di tipo educativo» individuando tre caratteristiche peculiari: risolve problemi di insegnamento/apprendimento, interviene direttamente sulla pratica didattica, sottolinea l’importanza della collaborazione tra gruppo di ricercatori, esperti, dirigenti scolastici, docenti, genitori e studenti. (E. Nigris, Un nuovo rapporto fra ricerca e innovazione: la ricerca-azione, in S. Mantovani -a cura di-, La ricerca sul campo in educazione. I metodi qualitativi, cit., pp. 179-181)  ]

Lo scopo della Ricerca-Azione, infatti, è di elaborare conoscenza contestualizzata e orientata a migliorare una determinata pratica formativa. Tale miglioramento, però, richiede il cambiamento della realtà sotto esame, cambiamento che può essere ottenuto solo mediante l’azione congiunta dei docenti e dei discenti.
La ricerca e l’azione del docente, però, devono essere affiancate dalla ricerca e dall’azione del discente. Quest’ultimo diviene l’attore principale del suo processo di conoscenza e cittadini attivo di oggi e di domani.

Promuovere e sostenere l'Educazione non formale e Ricerca, questi gli impegni della Rete nell'ambito di questo progetto.

Come? Attraverso creatività e innovazione, sempre in linea con le indicazioni Europee che si rivolgono proprio ai giovani, agli studenti e ai bambini come le figure chiave su cui investire per l'occupabilità del futuro. Useremo tecnologie e immagini, video e fotografia, espressioni artistiche e piattaforme online di condivisione. Durante il progetto che sta trovando un'attualità non propriamente positiva, verranno coinvolte persone che credono nella cultura del capitale sociale e nel cambiamento, e che non provengono solo dal mondo della scuola, ma sono anche e soprattutto cittadini attivi pronti a mettersi in gioco.  E - perchè no! - a sviluppare percorsi di apprendimento permanente volti all'imprenditorialità e alla valorizzazione di spirito d'iniziativa, creatività e competenze sociali e civiche.

Erika2.jpgdi Erika Gerardini, Segreteria della Rete Educare all'Europa, supporto al coordinamento del progetto e formatrice
Contatti segreteria@europe2010-2020.eu
foto di Erika Gerardini