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IN AZIONE

Grundtvig
L'insaziabile voglia di creare qualcosa di importante


Assistentato... Grundtvig... due parole annotate in un taccuino dopo un incontro all'aeroporto che hanno dato vita a un'esperienza lunga 20 settimane: comunicare, insegnare, dare e ricevere nel cuore di Granada , e presto, forse nel cuore della Sicilia.
 
La spinta

Avere ventisei anni, una laurea in Belle Arti, una lunga esperienza in una associazione socio-culturale e vivere in un piccolo paese di provincia nell'entroterra siciliano: un insieme di fattori che purtroppo non sempre si incastrano perfettamente e che non ti permettono di dare agli altri le tue conoscenze e di riceverne delle nuove.
Si cresce con l'insaziabile voglia di trasmettere, comunicare e creare qualcosa di profondamente importante che resti incollata alla tua vita, ma non sempre le condizioni sono favorevoli a questi scambi, sopratutto in una Sicilia lenta e stanca.

Cercavo qualcosa che mi avrebbe dato la possibilità di esprimermi, confrontarmi con un altro mondo e lavorare a un progetto formativo, un'esperienza intensa e di fondamentale crescita personale.

arnone5_cadadelajuventud.jpgLa mia avventura comincia in un aeroporto e con una ragazza spagnola che andava a Palermo per cominciare un Assistentato Grundtvig. Di cosa fosse non ne avevo la minima idea e sono rimasto con un pezzo di carta con scritto queste due parole.Sei mesi dopo avevo già scritto e inviato il mio progetto che sarebbe stato accettato da lì a breve: a settembre sarei partito per la Spagna a insegnare pittura e italiano a persone adulte.
Avevo trovato l'opportunità che cercavo e adesso dovevo mettermi in gioco e cominciare questa nuova esperienza che si chiama Assistentato.

Insegnamento e apprendimento non formale

arnone1.jpgGranada, settembre 2011. Comincia in questa splendida città antica, nel centro dell'Andalusia, la mia esperienza di assistentato. Granada ha un cuore fatto di piccole stradine e case bianche, un labirinto islamico che si inerpica fino ad arrivare al Sacro Monte. Questo è il quartiere dell' Albaycin, un “barrio” che gode di fama turistica, patrimonio dell'Unesco, ma che soffre di povertà e di mancanza di lavoro.

Qui ho deciso di vivere e di insegnare, integrandomi con la gente del luogo e dando loro ciò che potevo offrire. Per un periodo di 20 settimane ho lavorato come insegnante di lingua italiana e di pittura, ospitato dall'Associazione cittadina socio-culturale Artilugios.

L'attività di insegnamento si è svolta presso i locali di un centro civico messi a disposizione dal comune di Granada.
centro_civico.jpgI discenti erano adulti che hanno scelto di apprendere le due discipline per ampliare le loro conoscenze e sopratutto per impiegare il loro tempo libero in attività formative. La maggior parte di questi erano donne, molte delle quali madri, che portavano con loro i figli e che non avevano un lavoro stabile.

Un fattore importante era la multiculturalità dell'ambiente dato che i discenti provenivano da diverse parti dell'Europa e del Mondo, cosa che stimola lo scambio di informazioni e di esperienze.
Io stesso insegnavo loro, ma il metodo era del tutto nuovo: informale.

un momento delle lezioniUn formatore giovane che si trova a dover trasmettere abilità, competenze e idee a discenti adulti è qualcosa che, già in sè, risulta stranamente insolito. Quindi l'informalità dell'insegnamento è la base per abbattere l'idea classica dell'apprendimento formale.
Ho ritenuto fondamentale coinvolgere i gruppi attraverso i dibattiti, le verifiche e le valutazioni che venivano fatte lasciando a ciascun componente lo spazio per esprimersi.
La dinamicità delle lezioni diveniva una componente essenziale raggiunta attraverso la visione di video, film, visite a musei, dove ognuno interpretava le opere che lo colpivano, e scambi culinari per apprendere la lingua italiana con conversazioni. In questo modo non si è mai imposta la leadership dell'insegnante in un aula, ma invece questa figura si è amalgamata coi discenti e da questi a sua volta ha appreso.

L'impatto personale

Alla fine di queste venti settimane ciò che ti rimane è qualcosa di straordinariamente nuovo. Una nuova prospettiva di vedere l'insegnamento e l'apprendimento che si uniscono in una sola formula. Ho capito che chi insegna non solo dà ma riceve e, viceversa, chi apprende al tempo stesso insegna, ti dà qualcosa.
Ho visto l'interesse degli adulti nel voler conoscere concetti e idee nuove come quello di “arte contemporanea” e quindi il linguaggio che questa utilizza.
Lo sforzo di avvicinarsi e comprendere qualcosa che non gli appartiene, studiarlo e sforzarsi nell'indagarlo.
Mi è rimasta questa enorme curiosità degli adulti che ho interpretato come una costante voglia di giocare e che alla fine si trasforma in amicizia.

Con la mia associazione di invio, Provocopuscolo, cercheremo di offrire la stessa opportunità data ai discenti di Granada anche agli adulti del mio piccolo paese ed in più accrescere la dimensione europea di queste due istituzioni con un gemellaggio che ci possa unire con la progettazione di attività culturali.

Elio.jpgInvito tutti voi che leggerete questa piccola testimonianza a partecipare a questa grande avventura che è l'Assistentato Grundtvig.

 Elio Arnone




Hola gente! Bienvenido en el mundo del GRUNDTVIG!
Vamos a esperimentar con la cretividad y a ser hermanos de la Europa.
Con queste parole si apre il blog di Elio sull'esperienza Grundtvig a Granada

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