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IN AZIONE

Partenariati di apprendimento
Il progetto "Involvement": un ottimo esempio di partenariato di apprendimento Grundtvig


Il Consorzio Mercurio di Napoli e AFOL Sud Milano partecipano al partenariato di apprendimento Grundtvig che individua nel “coinvolgimento” la leva su cui puntare per incrementare la partecipazione dei “gruppi vulnerabili” alle iniziative del programma lifelong learning.
 
Il Consorzio Mercurio di Napoli e AFOL Sud Milano (Agenzia per la Formazione l'Orientamento e il Lavoro) partecipano  al progetto INVOLVEment, partenariato di apprendimento GRUNDTVIG che individua nel “COINVOLGIMENTO” la leva su cui puntare per incrementare la partecipazione dei “gruppi vulnerabili” alle iniziative di lifelong learning. Intorno a questo filo conduttore si sono aggregati otto enti che rappresentano un interessante ed ampio spaccato della realtà europea per:
-    molteplicità delle caratteristiche sociali, economiche politiche e culturali dei paesi di provenienza;  
-    tipo, natura e dimensioni delle organizzazioni coinvolte;  
-    ambito di intervento (formale, non formale e informale);
-    localizzazione (area urbana, periferica o rurale);
-    utenza (disoccupati/inoccupati giovani e anziani scarsamente qualificati,  migranti,  persone detenute, donne, abitanti degli slum urbani, ecc.
Dopo l’iniziale confronto e scambio di esperienze, il partenariato ha approfondito i seguenti temi:
-    l’apprendimento esperenziale, individuato dai partner come il modello  che meglio risponde ai bisogni dei “gruppi vulnerabili”;
-    il ruolo che il formatore ricopre in questo modello (da trainer a facilitatore);
-    le capacità e le competenze personali, relazionali e tecniche necessarie per  accompagnare/sostenere le persone “vulnerabili” nella delicata fase di transizione dal bisogno al desiderio di apprendere, presupposto per il coinvolgimento.
articolo_Grundtvig1_1.jpgI risultati di questo lavoro confluiranno in un manuale rivolto ai formatori contenente un’ampia  varietà di strumenti metodologici per favorire il coinvolgimento dei partecipanti e per sollecitare una riflessione sugli strumenti più adeguati alla specifica situazione.

Per meglio condividere le esperienze, negli incontri transnazionali ogni partner ospitante ha promosso la visita di una struttura “significativa” per i temi trattati: un centro per l’impiego  di un quartiere di periferia a Bucarest, un centro donne a Praga,  uno spazio  giovani a Barcellona, ecc. Proprio attraverso la conoscenza diretta,  le differenze hanno preso forma attivando nei partecipanti una visione più attiva e curiosa che ha favorito la comprensione del perché delle differenze, il riconoscimento degli elementi comuni, la creazione di un clima   di condivisione e ascolto.

Un contributo interessante in questa direzione è venuto anche dal meeting italiano nel corso del quale è stata condivisa la conoscenza di in un contesto sconosciuto ai più: un carcere.
Art. GR2_1.jpgL’incontro si è svolto il 26/3/2012 nella Casa Circondariale di Lauro (AV), struttura dedicata integralmente alla custodia attenuata dei detenuti tossicodipendenti. In questa tipologia di circuito penitenziario vige un regime carcerario meno affittivo,  più orientato in senso trattamentale che, si spera, possa aiutare la persona ad affrontare meglio il proprio futuro “oltre le sbarre”.
La proposta trattamentale   si declina  attraverso l’intervento combinato degli operatori interni del trattamento con attori istituzionali e non: Ser.T, Regione Campania, Ministero della Pubblica Istruzione, esponenti del privato sociale e delle associazioni di volontariato del territorio. Il risultato finale è una complessa rete di attività, coordinate e supervisionate dall’equipe presieduta dal direttore dell’istituto.
I soggetti ospitati in questo carcere  provengono per lo più da ambienti problematici, hanno un basso livello di istruzione  e hanno già scontato una parte della pena in altri istituti (ad esempio Secondigliano e Poggioreale di Napoli). Approdano a Lauro dopo un periodo di osservazione, sono dentro per delitti riconducibili all’uso di stupefacenti e scontano un fine pena sui i 6-7 anni.

Organizzare l’incontro non è stato semplice, ma abbiamo potuto contare  sulla partecipazione attiva della Direzione del Carcere, dottor Paolo Pastena.
Ne è valsa la pena perché è un contesto è denso di stimoli poichè consente di identificare in un’unica realtà i tanti temi cui rimanda il lifelong learning (mutiproblematicità dell’utenza, progetti personalizzati, lavoro di rete, ecc.) e il lifewide learning in quanto le attività trattamentali coprono l’intero arco del processo di apprendimento (formale, non formale, informale).
Citiamo ad esempio il tema della certificazione. Un soggetto detenuto inserito in attività trattamentali migliora le proprie competenze culturali e relazionali e altrettanto avviene con il lavoro   inframurario alle dipendenze dell’amministrazione penitenziaria (i c.d. lavori domestici: lo spesino, lo scrivano, lo scopino, l’addetto alla manutenzione, il cuoco, ecc.). Di tutto questo non resta traccia per la mancanza di dispositivi di riconoscimento/valorizzazione/certificazione.

Nel corso dell’incontro sono stati approfonditi i temi proposti dal programma e dal progetto  e gli operatori penitenziari hanno raccontato la propria esperienza che indica nell’empowerment e nell’apprendimento delle abilità per la vita  la chiave per la costruzione di percorsi che portano al reinserimento sociale.
Ne è venuto fuori un dibattito molto ricco che ha messo in luce l’urgenza, la necessità e il vantaggio che soprattutto le fasce deboli potrebbero ricavare:
-    dal fare rete fra quanti  a vario titolo operano per contrastare l’esclusione;
-    dalla creazione/sperimentazione/diffusione di dispositivi di riconoscimento, valorizzazione e certificazione delle competenze acquisite in ogni fase e in ogni ambito della vita spendibili in altri contesti lavorativi e non solo.
Ma c’è di più! Quasi tutti i partecipanti, come la maggioranza delle persone,  non erano mai stati in un carcere. Varcare le mura, lasciare gli oggetti personali,  sentire il rumore dei cancelli che si aprono e si richiudono alle proprie spalle …. entrare  in una sorta di cronicario sociale che restituisce le testimonianze dei danni dell’esclusione,  è un’esperienza che lascia tracce così come il racconto degli operatori conferma che ogni intervento educativo è “scienza della mente e del cuore”.

di Rosa Ippolito -  Consorzio Mercurio
     Vittoria Brunelli - AFOL SUD Milano