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IN AZIONE

Mobilità
Social Expressive Laboratory: from MY-Learning to OUR-Learning


La storia di un workshop Grundtvig a Reggio Emilia raccontato a più voci da tutto il team che ha partecipato all'organizzazione.
 

Compilare con pazienza i campi di un’Application Form; cercare un titolo accattivante ma che riesca a esprimere con cura tutto ciò che si ha in testa; confrontarsi per scegliere le parole giuste; sforzarsi a esprimere il motivo per cui è importante che qualcuno possa partecipare al workshop, perché nella testa di chi lo propone “sarebbe bellissimo se potessi farlo io!.
E poi… crederci, soprattutto Crederci.
Abbracciarsi gridando felici e eccitati quando si vede il proprio nome tra la lista dei fortunati che potranno intraprendere questa avventura.
Questi i primi passi di un workshop.”
Con queste parole Lisa Vescogni, coordinatrice dei progetti europei, descrive come è iniziato il lungo percorso che ha portato al primo Workshop Grundtvig della Cooperativa Sociale L’Arcobaleno Servizi: “Social Expressive Laboratory: from MY-Learning to OUR-Learning” che si è svolto a Reggio Emilia dal 13 al 17 febbraio 2012

"Avevamo in mente qualcosa di innovativo, che potesse unire diversi tipi di attività e competenze che la nostra cooperativa ha maturato negli anni: dalla danza alla pittura, dal teatro al disegno passando per attività di rilassamento che tanto mancano alla nostra routine.
Ci immaginavamo persone di età, culture, background differenti che condividessero momenti insieme, che potessero “imparare l’uno dall’altro”, che potessero diventare un Gruppo a tutti gli effetti.
Volevamo creare qualcosa che fosse ricordato da ognuno di loro, che li trascinasse da un punto di vista emozionale, che creasse in loro quella voglia di conoscere sé stessi e gli altri. E così è stato”: questi gli obiettivi che racconta Patrizia Fantuzzi Direttore della Cooperativa e Responsabile del Servizio Europa.

Tra le 150 richieste di partecipazione ricevute, 15 persone sono state selezionate e hanno accettato la proposta: si sono messi in gioco per una settimana, sfidando il freddo e le intemperie del nevoso febbraio italiano.
Sguardi dapprima intimiditi e imbarazzati hanno velocemente lasciato spazio all’entusiasmo di vivere appieno questa settimana insieme, guidati dai loro trainers Roberta Barozzi e Sanne Kalsbeek.

“A friend in need is a friend indeed”
Il gruppo dei partecipanti al workshopQuesta è la frase con cui Emil, Jarmila e Szabi inaugurano il diario giornaliero del 13 febbraio, entusiasti del primo giorno di lavoro. Con nostra grande soddisfazione scopriamo che già dal primo giorno tutti i nostri ospiti andranno a visitare la vicina Parma: il Gruppo si stava creando già dopo le prime ore insieme… il nostro obiettivo si stava concretizzando!!
Pennelli intrisi nel colore che scorrono su grandi fogli di carta, matite che creano disegni, danze all’interno di sacchi colorati, immedesimarsi in personaggi con buffi cappelli in testa, momenti di rilassamento in cui far viaggiare la mente verso orizzonti lontani… il tutto farcito di risate ma anche momenti toccanti, per riflettere su sé stessi, sulla propria vita, sul futuro, sulle persone che si hanno intorno e quelle che si vorrebbero avere.

vescogni4.jpg“Se si dovesse scegliere una parola chiave, che possa essere rappresentativa per un Workshop, potrebbe essere CRESCITA. Una Crescita professionale e umana, per chi vi partecipa ma anche per chi ci lavora, salendo un altro gradino della lunga scala verso la maturità.”: così Erica Lorenzini, psicologa che ha curato il laboratorio di danza-movimento, e Davide Orlandini, esperto teatrale, descrivono la loro esperienza.
Un workshop per giocare e mettersi in gioco, per motivare e motivarsi, per cambiare e cambiarsi, conoscere e conoscersi.
Un workshop fatto di piccole grandi esperienze, per capire che forse
“It’s nice to be important but it’s more important to be nice” (Daniela).