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To be told: storia di uno workshop Grundtvig


Nel mese di marzo si è tenuto a Firenze il workshop Grundtvig To be told, realizzato dall’Associazione culturale Fabbrica Europa.
 
Foto3.jpgIl progetto, concepito e diretto da Pietro Gaglianò e coordinato da Marina Bistolfi, è nato con l’obiettivo di creare connessioni e confronti tra cittadini europei che fossero depositari, o in qualche modo testimoni, di eredità e condizioni culturali marginali rispetto alle grandi narrazioni delle identità nazionali. Il bando è stato rivolto a donne e uomini che, al di là della propria occupazione professionale e del loro attuale inserimento nel contesto sociale del paese di provenienza, avvertissero il bisogno di “raccontare” una storia (la propria personale, o quella di una comunità, di un microuniverso culturale) che rischia di scomparire nella complessità geopolitica d’Europa.

Florence_tobetold___GW_377_1.jpg“To be told”
, alla lettera “da raccontare”, è stato dunque un laboratorio di narrazione all’interno del quale sono stati sperimentati meccanismi inconsueti di formalizzazione e di traduzione di storie, visioni, punti di vista, espressioni di disagio e di emarginazione, racconti di aggregazione e autonomie conquistate.
Ai venti partecipanti al workshop, provenienti da Turchia, Grecia, Bulgaria, Romania, Lettonia, Lituania, Repubblica Ceca, Ungheria, Croazia, Germania, Francia (Ile de la Réunion) Belgio, Inghilterra e Italia, e radunati all’Ex-Fila di Firenze, è stato chiesto di portare “nella propria valigia” i documenti visivi, verbali, video utili per presentare la storia in modo discorsivo, nella prima fase delle attività di workshop.
Contestualmente sono stati realizzati moduli di autopresentazione e di processi e pratiche psicomotorie sotto la guida di professionisti che hanno creato quelle condizioni di fiducia reciproca, di sodalità e solidarietà tra i partecipanti, necessarie per la messa in opera delle formalizzazione artistiche e creative delle storie.

Foto4.jpgNella seconda fase, con la mediazione di esperti tecnici, che hanno anche guidato i partecipanti in un percorso di uso basico delle TIC, il laboratorio ha assunto l’aspetto di una vera e propria fucina dei linguaggi. Tutte le storie presentate in modo neutro e documentario all’apertura dei lavori sono state tradotte in video, installazioni con materiali diversi, performance, azioni collettive. Questi linguaggi non verbali hanno conferito alle storie un doppio profilo: le hanno rese più universali (pur senza privarle delle specificità culturali dalle quali provengono), e hanno conferito loro una vibrazione in più, aprendole a una circolazione di corrispondenze e echi tra diverse “periferie culturali”.
La pubblicazione in corso di stampa e il blog messo on line nel corso delle attività  costituiscono una testimonianza e una piattaforma di sviluppo per i partecipanti che stanno continuando a implementare la rete di connessioni emerse nel corso del laboratorio.

di Marina Bistolfi - Fabbrica Europa