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IN AZIONE

Mobilità alunni
La valutazione scolastica dell’alunno e il suo reinserimento nella scuola italiana dopo la mobilità


A seguito di un'esperienza di Mobilità individuale alunni la Professoressa De Mari, referente del progetto, analizza i problemi del recupero dell' attività didattica che i ragazzi delle scuole superiori affrontano dopo essere tornati da un'esperienza di mobilità all'estero.
 
Alcune settimane fa erano presenti nella nostra scuola una ragazza canadese e un ragazzo di Taiwan. Erano ospiti di due nostre allieve che erano tornate da qualche mese dal MIA in Austria, dove i loro amici extra-europei trascorrono un anno.
Questi ultimi, come le ragazze MIA, hanno raccontato di come la loro esperienza sia positiva e li abbia fatto crescere umanamente e culturalmente, facendoli tra l’altro divertire un sacco. E quando torneranno a casa? La scuola è molto selettiva nei loro paesi ma un’esperienza così li può solo favorire.
Ho avuto ospiti a scuola per 6 mesi anche ragazzi dalla Germania. Anche in questi casi i ragazzi non si pongono più di tanto il problema del recupero dell’attività didattica che va persa durante il periodo di soggiorno all’estero. Questo perché si considera che questa esperienza sia molto più valida e anche difficile della scuola “ordinaria”.  
In Italia invece sembra non sia così.
In particolare per i più bravi, i timori che i ragazzi devono superare per decidere di partire, sono legati alla necessità di essere in grado al ritorno di “recuperare” le conoscenze che nel frattempo sono state acquisite dai compagni di classe rimasti a casa.
Anche il Consiglio di Classe si pone interrogativi di come il/la ragazzo/a MIA possa reinserirsi, non tanto nella classe, quanto riprendere le discipline di studio senza lacune.
Alcuni insegnanti vorrebbero che i ragazzi MIA studiassero all’estero le materie della scuola italiana, facendo cioè “due scuole” contemporaneamente.
Come si capisce il tema non è di facile approccio. Tanto più che i metodi dell’attribuzione dei crediti nel triennio al fine della formulazione del voto di maturità può danneggiare i ragazzi MIA, se si valutano esclusivamente sulla base del criterio delle conoscenze.
E’ perciò necessario definire le conoscenze minime che i MIA non possono non avere per proseguire lo studio di una disciplina, ma è contemporaneamente necessario definire criteri di valutazione delle loro competenze e capacità (linguistiche, sociali, di problem solving…)
Questa attenzione alla valutazione delle conoscenze tende inoltre a mettere in secondo piano il reinserimento in classe, vale a dire l’aspetto umano e relazionale: L’alunno/a infatti, quando rientra, si sente diverso/a (a ragione) dagli altri, ma questo non lo deve portare a una deriva di sopravvalutazione ma alla gestione di una maturità acquisita attraverso una esperienza comunicabile solo in parte a chi non esce dal confini della scuola come semplice trasmissione del sapere valutabile in forme schematiche e non problematicizzate.

Tit.jpgIl Consiglio di Classe deve quindi anch’esso crescere nella consapevolezza che i ragazzi MIA sanno alcune cose in meno ma altre in più, sanno fare cose diverse, sono capaci di confronti perché hanno viste cose “che voi neppure potreste immaginare”, sono più creativi e attivi perché si sono confrontati con altre realtà e conoscenze che li hanno “sfidati” e fatti maturare.
Tutto questo, fonte di ricchezza anche in classe, va valorizzato e ben canalizzato in modalità valutative ad hoc. Si deve definire in una griglia valutativa che si concentri su:
o    Cosa sa fare il/la ragazzo/a MIA dopo l’esperienza all’estero? (lingue straniere, TIC, presentazioni, …)
o    Come lo sa fare?
o    Come interagisce?
o    Come presenta e integra l’esperienza MIA alla quotidianità scolastica?
o    Quale contributo (di informazioni, problem solving, analisi, ecc) riesce a dare al gruppo-classe?
o    In che cosa globalmente il MIA l’ha cambiato?

In questo modo anche il Consiglio di classe cambia la sua impostazione valutativa e quello che era un problema al secondo anno di esperienza è già una ricchezza e una necessità!

di Carla Liverani, docente del Liceo S. Umiltà di Faenza

Leggi anche l'articolo di Michele Paterno sulla sua esperienza di alunno MIA in Francia.

Ndr: Questo articolo era stato erroneamente pubblicato a firma di Chiara De Mari - del Liceo Cagnazzi di Altamura, Bari.
Ci scusiamo con entrambe le docenti  per l'errore.