Questo sito è l'archivio del programma LLP 2007-2013.
Per informazioni sul nuovo programma europeo per l'istruzione, la formazione, i giovani e lo sport 2014-2020 consultare: erasmusPlus.it

IN AZIONE

Assistentato
Comenius, fra insegnamento e apprendimento


Insegnare è un mestiere importante e difficile e per intraprendere questa strada sono necessarie motivazione, convinzione e tanta preparazione.
 
Nell’attesa di una chiamata dalle graduatorie, in cui come tanti altri sono iscritta, iniziai la mia ricerca su internet di nuove opportunità, che mi consentissero di arricchire le mie conoscenze con un’esperienza all’estero e di ampliare lo spettro delle possibilità lavorative.
Così conobbi il programma Comenius e cominciai a leggere e ad appassionarmi alle linee guida del Lifelong Learning, ai piani strategici nel campo dell’educazione e della formazione in Europa, per raggiungere gli obiettivi di apprendimento permanente, potenziamento della mobilità, multilinguismo, uso delle TIC, e a familiarizzare con i concetti di apprendimento informale e di scambio di buone pratiche. Ho vinto la borsa di studio per un periodo di nove mesi in Spagna, a Morón de la Frontera, un paese dell’Andalucia a 60 km di distanza circa da Siviglia. Era il momento di passare dalla preparazione teorica alla pratica sul campo. Sono stata assegnata ad una scuola “secundaria” bilingue, ossia, nel sistema scolastico spagnolo, con ragazzi dai 12 ai 16 anni, in cui si insegnano alcune materie non linguistiche in lingua straniera: l’inglese.
La scuola è situata in un quartiere popolare,con alunni che manifestano seri disagi socio-familiari e la sezione bilingue è stata introdotta proprio per innalzare l’offerta formativa. Ho lavorato per 16 ore settimanali e ho collaborato con 10 professori. Sono stata di appoggio nelle lezioni di inglese e nella sezione bilingue ho insegnato storia, geografia, biologia e tecnologia in inglese. Io ho lavorato, per la maggior parte, con allievi della sezione bilingue, ma ho avuto anche alcune ore settimanali in classi della sezione non bilingue, la cui situazione economica e familiare dei ragazzi si ripercuoteva nella motivazione e nell’interesse per lo studio, per cui gli alunni erano molto irrequieti e con scarsa padronanza delle strumentalità di base. In queste classi, che ho conservato per tutto il corso dell'anno, inizialmente entravo malvolentieri, finché non sono riuscita a conquistare la stima degli allievi che hanno iniziato a fidarsi di me e ad accettarmi ed io a sentirmi sempre più a mio agio. Il segreto è stato, credo, quello di rappresentare una figura differente da quella dell’insegnante, più informale, ed in questo ero avvantaggiata anche dal fatto che non rientrava nei miei compiti “giudicare” l’allievo, attraverso voti o note, cose di cui si occupava esclusivamente il docente, sempre in compresenza con me. Gli allievi, che solitamente non partecipavano alle attività proposte dall’insegnante, in seguito hanno dimostrato di divertirsi e di provare piacere a collaborare con me. Ho considerato questo come una grande vittoria, molto difficile da ottenere e di questi ragazzi conservo un bel ricordo.

Foto1.jpgNella sezione bilingue vi erano studenti le cui famiglie erano maggiormente interessate al percorso di studi del figlio e consapevoli dell’importanza della scuola per il suo futuro. In queste classi ho insegnato storia, geografia, biologia e tecnologia in inglese. Sono laureata in Lettere Moderne, dunque per biologia e tecnologia è stato interessante escogitare nuovi approcci a queste materie che esulano dalla mia preparazione accademica, inoltre i docenti erano veramente in gamba e preparati, dunque ho provato un vero piacere a collaborare con loro e mai ci avrei rinunciato. Per le materie umanistiche dominavo sicuramente con maggiore sicurezza il terreno, potevo variare la lezione con più facilità e, oltre a offrire le mie ore di preparazione della stessa, mettevo a disposizione la mia competenza, le mie conoscenze, il mio punto di vista.
Naturalmente le lezioni si svolgevano in inglese e dunque ho dovuto apprendere a calibrare il discorso sull'uso di una lingua seconda per gli studenti, semplificando e moltiplicando le attività di verifica dei contenuti appresi o utilizzando PowerPoint per facilitare la comprensione attraverso le immagini.
Il dover insegnare materie non-linguistiche in lingua straniera mi ha naturalmente portata verso il CLIL.  Ho frequentato il corso on-line “Percorsi CLIL per insegnare e apprendere” dell’associazione “LEND, lingua e nuova didattica”, da gennaio a giugno 2012. Il corso mi ha accompagnato nella pratica didattica di ogni giorno, fornendomi riflessioni sempre nuove e anche il coraggio di osare un po’di più, rompendo gli schemi di una lezione tradizionale, creando una partecipazione più attiva di tutti gli allievi, attraverso gruppi di lavoro, discussioni, giochi mirati. Il corso ha capovolto il concetto stesso di “insegnare”, che non è semplicemente “trasmettere dei contenuti”, ma soprattutto fornire delle competenze, delle capacità attraverso un’azione di guida, di sostegno, affinché gli allievi costruiscano da soli il proprio sapere.

L’assistentato Comenius è stato, dunque, formazione professionale, pratica scolastica, osservazione del metodo di altri docenti e di diverse discipline, collaborazione e pianificazione.
Ma non ha significato solo crescita professionale, perché ho avuto la fortuna di incontrare, all’interno della scuola, persone ospitali e disponibili. Il dirigente, la tutor e tutti gli insegnanti con cui ho lavorato sono stati sempre pronti ad aiutarmi, a facilitarmi il lavoro, ad incoraggiarmi, a stimare e promuovere il mio impegno e a farmi sentire sempre a mio agio e apprezzata.
Al di fuori delle mura scolastiche, tante nuove conoscenze, primi fra tutti gli altri Comenius italiani, francesi, sloveni, e poi naturalmente gli spagnoli e la gente del posto, i sivigliani. Un continuo andare per le strade, con i piedi che ormai avevano appreso il cammino, mangiando tapas accompagnate da un bicchiere di Cruzcampo, la birra andalusa, entrando nei tanti piccoli locali con musica dal vivo, il flamenco, il jazz, i grandi cortili delle case (corralones) adibiti a spazi pubblici e ritrovi dei musicisti a tarda notte. La frenesia e la curiosità di vedere tutto e conoscere tutto nel “breve” periodo di nove mesi: apprendere la “sevillana” da ballare alla Feria di Siviglia, seguire giorno e notte le processioni della “Semana Santa”, il Carnevale di Cadiz, Granada e l’Alhambra, Cordoba, Malaga, il vicino Portogallo, perché poi “Chi lo sa, se ci si ritorna più!”.


giura.jpg




 di Anna Turco - Assistente Comenius 2011/12