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Grundtvig
Il Presidente Napolitano premia il Woyzeck del Teatro Nucleo di Ferrara


Ha ricevuto un'onorificenza dal Presidente della Repubblica lo spettacolo "Cantiere Woyzeck" delTeatro Nucleo, al quale in quattro anni, hanno partecipato oltre 150 detenuti della Casa Circondariale di Ferrara. Il Woyzeck fa parte di un lungo percorso all'interno dei Partenariati di apprendimento Grundtvig che porta il Teatro Nucleo fra le eccellenze europee sull'educazione in prigione.
 
Teatro Nucleo coordina "Veniamo da lontano" un partenariato d'apprendimento Grundtvig, con partners spagnoli, belgi, ungheresi e tedeschi, incentrato sullo scambio di esperienze sull'attivitá teatrale in carcere come veicolo formativo.

Da otto anni il teatro è pratica quotidiana, nel carcere di Ferrara. Un gruppo di detenuti, una parte stabile (fine pena lungo), una parte in transito (fine pena brevi, in uscita, in attesa di giudizio), ha scelto il teatro come parte della propria vita.

Nel laboratorio teatrale ogni incontro è un’esperienza che inizia e si conclude. Dall’accumulo di esperienza matura poi l’esigenza di prove aperte, per il desiderio di coinvolgere nell’esperienza altre persone e sentire l’effetto che fa, ed incorporare il risultato dell’incontro al corpo-memoria del gruppo.
Piuttosto che lavorare verso la produzione di un solo spettacolo, quattro anni fa si è aperto un "cantiere" sul "Woyzeck" di Georg Büchner; ad oggi oltre centocinquanta detenuti vi hanno partecipato nelle diverse fasi.

Locandina_cantiere_woyzeck.jpgSi é studiata la trama, il contesto storico, sociale e politico, i personaggi-caratteri, le tematiche e i conflitti, attraverso sopratutto un lavoro pratico. Negli anni sono stati creati otto diversi allestimenti, dal grottesco al tragico, che sono stati presentati dentro il carcere a gruppi di detenuti, di cittadini specialmente invitati e a gruppi misti (detenuti e cittadini). In due momenti è stato possibile che i detenuti-attori portassero un allestimento del "cantiere" al Teatro Comunale di Ferrara, con grande partecipazione cittadina.

In ambedue i casi il personaggio principale é stato interpretato da attori africani, effettivamente "venuti da lontano", a sottolineare uno dei temi affrontati dal partenariato Grundtvig in corso (che ha proprio questo titolo), e cioè la presenza importante di detenuti "extracomunitari" nelle carceri europee.

Il lavoro che facciamo nel carcere di Ferrara ha avuto modo di essere conosciuto e riconosciuto a livello europeo e stiamo lavorando per estendere ulteriormente questa rete.

simo_jalphed.jpgNel febbraio 2010 la nostra Agenzia Nazionale LLP ci ha invitati a relazionare sul nostro lavoro alla Conferenza Europea LLP Grundtvig sull’educazione in prigione, che si è tenuta a Budapest; lì abbiamo anche presentato un videofilm che documenta le nostre attività. L’Italia si trova all’avanguardia in questo campo, con il teatro che è presente in decine di istituti penitenziari, e questa conferenza, così come il nostro partenariato, servono per approfondire quello che già si fa, per conoscere quello che fanno gli altri, per confrontarsi insomma su pratiche e metodologie. Nondimeno, anche per indicare nuove pratiche educative per le carceri all’attenzione del Parlamento Europeo.

La Commissione Europea è molto attenta al problema delle carceri, e le attività di scambio e diffusione sviluppate grazie ai partenariati di apprendimento hanno un’importanza e una dimensione che travalica le nostre mura.
Il teatro si rivolge ad un numero piccolo di spettatori, relativamente ai media di massa, ma influisce molto sul costume e sulla coscienza, indi sulle pratiche di una società, ben oltre i numeri, a causa dell’intensità emotiva della compresenza nelle situazioni che fa esistere.
Nel lavoro in carcere un problema da affrontare resta la tendenza a confondere l’uomo con la sua storia giudiziaria. Il teatro ci costringe a vedere e a sentire oltre: richiede costanza, perseveranza e disponibilità al confronto con sè stessi e con gli altri sia nelle fasi preparatorie, sia nel momento dello spettacolo. Ci vuole uno spirito sportivo ed è proprio con quello spirito che tentiamo di condurre il lavoro.

La nostra metodologia non è nata a priori a tavolino, si sviluppa invece nella pratica quotidiana. Non procediamo per schemi prefissati, bensì cerchiamo insieme di trovare un linguaggio. Ci vuole un certo tempo perché le idee, partite originariamente dalla testa del regista, diventino patrimonio comune del gruppo. E questo non è qualcosa che si possa programmare, perché non serve avere un'adesione di testa o fideistica, serve un’adesione totale, di cuore, altrimenti non scaturisce la qualità di energia necessaria.

Nel nostro caso abbiamo capito che Woyzeck era finalmente arrivato nel corso di una certa improvvisazione, a buona distanza temporale dall’inizio dei lavori. Quel soldato disgraziato era diventato uno di noi, e la sua storia la nostra, attraverso la quale tante altre storie trovavano la loro strada verso il profondo di noi prima, e poi verso gli spettatori. Il teatro si fa con quello che siamo, una complessità corpo-mente-sentimenti che prima di tutto dobbiamo imparare a conoscere e a gestire. Tutto si interseca e si mescola, una pratica preparatoria sulla voce può condurre al canto e quello ad una scena, e poi di nuovo all’esercizio. Non c’è un prima e un dopo nel senso che prima impariamo e poi facciamo, dobbiamo mettere in campo una disponibilità a imparare continuamente mentre lo si fa, anche perché il teatro che facciamo nasce qui tra noi e da noi, non è un qualcosa di preesistente.
Le esigenze della scena ci impongono alcune pratiche pedagogiche che dobbiamo adattare al qui e adesso; e questo facciamo.
Ogni situazione ha un suo linguaggio e lo scopriamo mentre ci lavoriamo.
Noi portiamo in carcere la vita del teatro con l’idea che possa servire non solo ai detenuti bensì a tutto il personale che vi lavora e ai cittadini in genere, ma anche che tutto questo possa a sua volta arricchire il teatro come linguaggio della contemporaneità. Nel luogo estremo della separatezza, della ristrettezza e della sofferenza le persone detenute danno al teatro nuova linfa e senso.



Uno degli obiettivi che ci proponiamo, si è detto, è quello di riuscire ad andare in scena anche fuori dal carcere, nei teatri delle città. Con lo spettacolo il carcere riesce a raggiungere il mondo di fuori con un nuovo discorso, attraverso il quale società e detenuti possono incontrarsi oltre la pena, lo stigma e i pregiudizi. Gli scopi sono molteplici. Anzitutto dare a tutti, ai detenuti – ma anche al personale del carcere – ai cittadini e ai famigliari, la possibilità di vedersi ed apprezzarsi in un contesto speciale, il cuore, il luogo di rappresentanza della città.

Gli operatori teatrali coinvolti possono vivere la ricchezza del contributo che quest’azione dà al teatro, sia da un punto di vista metodologico che creativo. Poiché il carcere è un mondo a sé, con regole scritte e non scritte e strutture etiche proprie, agli operatori è stato necessario azzerare i propri convincimenti e rinnovare le modalità di approccio, affinché le regole dell’arte – rigore, disciplina, solidarietà, responsabilità - potessero agire anche qui come altrove.

La continuità del laboratorio consente inoltre lo sviluppo di un percorso formativo per operatori di teatro in carcere, essenziale in quanto per questa attività non esistono percorsi educativi formali: si impara facendo. Tra l’altro è questa una delle più importanti dimensioni del partenariato Grundtvig: diversi nostri tirocinanti, anche europei, hanno seguito i laboratori in carcere, con esiti incoraggianti. Uno di loro infatti, ungherese, ha dato vita alla prima esperienza di teatro in carcere continuativa a Pécs, nel suo Paese d'origine, ed è oggi un nostro partner.


Il premio di rappresentanza del Presidente della Repubblica é arrivato nei giorni dell'ultima presentazione dello spettacolo, ed ha avuto grande risonanza anche tra i detenuti, ben consapevoli dell'attenzione che questa Presidenza dedica al problema delle carceri. Il nostro "Woyzeck" è in tutti i sensi un "cantiere" nel quale, oltre al gruppo teatrale, lavorano e agiscono a vario titolo molte persone: gli educatori, la polizia penitenziaria, l'amministrazione comunale, le associazioni della società civile che accompagnano e stimolano il processo.

È con loro, e con la nostra Agenzia Nazionale LLP, che vogliamo condividere l'emozione di questo premio.

Horacio Czertok,
Presidente del Teatro Nucleo coperativa


Con emozione e orgoglio è stata accolta dall'Agenzia LLP la notizia di questa meritata onorificenza! Di nuovo applausi al Teatro Nucleo, agli attori, agli operatori e ai protagonisti del nuovo partenariato Grundtvig "Veniamo da lontano"!

Sara Pagliai, Coordinatrice dell'Agenzia nazionale LLP
e tutto lo staff