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IN AZIONE

Partenariati
Un partenariato Comenius contro la violenza: School without violence


Il partenariato Comenius School without violence, che ha coinvolto 8 istituti scolastici di diversi Paesi europei, ha dato la possibilità a persone molto lontane tra loro per lingua, cultura e religione di lavorare insieme sull'importante tema dell'uso della violenza tra i giovani.
 

Presentazione delle attivita.jpgAl termine di un partenariato multilaterale cui hanno partecipato istituti scolastici di diversi Paesi europei (Spagna, Francia, Regno Unito Finlandia, Polonia, Turchia, Cipro, Italia), che ci ha proiettati in una dimensione davvero allargata unendo persone lontane tra loro per lingua, cultura, religione, non risulta facile per me, che sono stata la coordinatrice per la mia scuola, poter delineare con razionalità e freddezza quella ridda di attività, dibattiti e confronti, informazioni e produzioni, esperienze ed emozioni che si accavallano in maniera vorticosa nella mia mente e che sono certa rimarranno davvero indelebili in tutti noi.
Tutto è iniziato due anni e mezzo fa quando sono stata contattata attraverso internet dalla futura coordinatrice del progetto, docente di lingue dell’I.E.S. “G. Prieto” – Valdepeňas, Spagna, per risolvere assieme ad altri istituti di vario ordine e grado scolastico un problema urgente quale è quello della presenza di fenomeni talora vistosi di violenza. Ultimate tutte le formalità di rito, dopo aver concordato il percorso attraverso conferenze a distanza espressamente organizzate, ci siamo subito messi al lavoro.

Cena_internazionale_ManchesterLa nostra prima azione è stata quella di comprendere, attraverso questionari appositamente strutturati, quale percezione i nostri alunni avessero della violenza, attraverso quali canali ritenevano giungessero loro i vari input negativi, quali rimedi prospettassero, se fossero disponibili a diventare “attori e diffusori” di un cambiamento, divenendo essi stessi “mediatori”nella risoluzione dei conflitti .
Dalla tabulazione dei dati ci siamo accorti che i risultati erano molto interessanti, sia perché in tutte le realtà scolastiche i giovani manifestavano disagio per quei momenti di tensione di cui erano testimoni e talora anche vittime, e perché, per la programmazione delle future attività di indagine e produzione, gli stessi davano delle indicazioni chiare sui veicoli di trasmissione che li bombardavano nel quotidiano con messaggi negativi.
Pertanto, dopo aver dato vita a delle produzioni che ci consentissero di conoscere le realtà in cui ciascuno di noi viveva e operava (presentazione della scuola, del territorio, della città), abbiamo iniziato ad analizzare una serie di mass-media, giochi elettronici e social network, da loro indicati, mettendone in evidenza sia i messaggi riprovevoli che i pericoli sempre incombenti.


Gli_abbracci_in_Polonia.jpgNel contempo si sono organizzate le visite alle diverse realtà scolastiche, i primi lavori di gruppo e tra i gruppi, i primi confronti anche con il conforto di riferimenti eminenti nel campo della repressione della violenza come con Colin Moorhouse, coordinatore del progetto contro la violenza e con la rete Esspd, ipotizzando ulteriori percorsi da organizzare. In quei momenti inoltre ci si cominciava a scambiare esperienze ed emozioni, si vedevano nascere sentimenti di affetto, stima reciproca, solidarietà condivisa, compiacimento per i lavori più originali. Titubanza, esultanza, rammarico, contrassegnavano gli incontri, gli addii rendevano ancora più compatto e solidale il gruppo.
In più, proprio per suggellare al massimo il nostro desiderio di “offrici“, durante gli incontri si organizzavano pranzi e cene internazionali con l’apporto di pietanze provenienti da ciascuno degli otto Paesi, ma anche con il contributo delle famiglie dei nostri alunni: tutto diventava davvero “mondiale” se, come nella scuola di Manchester, si annoveravano discenti provenienti da ben 46 Paesi extraeuropei!


Momenti_di_lavoro_nella_nostra scuolaAl ritorno non si vedeva l’ora di comunicare a chi non aveva avuto la fortuna di essere con noi tutte le esperienze vissute, mentre ci si affrettava ad allacciare subito un legame epistolare con i nostri amici perché il tempo non affievolisse il rapporto che si era creato tra di noi.
Ancora, nella volontà di voler valorizzare la “diversità”, si confrontavano costumi e usanze, ci si raccontava reciprocamente come e quali feste locali si festeggiavano, quali pietanze si cucinavano, si inviavano disegni e pensieri in ricorrenza delle diverse festività cristiane, ortodosse, anglicane, musulmane.
Eh sì, perché una delle cose più straordinarie del nostro progetto è stato che insieme a noi operavano una scuola turca e una cipriota le cui genti, non solo appartenevano a religioni ed etnie diverse ma convivevano in maniera ostile nel territorio di Cipro; all’interno del partenariato giovani e adulti lavoravano insieme armoniosamente, scambiandosi grandi e silenziosi abbracci.
E poi…come non ripensare alla strepitosa ospitalità nella nostra scuola, la Gregorio Russo di Borgo Nuovo-Palermo! Sono rimasti per tutti noi indimenticabili la calorosa accoglienza di tutti gli alunni per sopperire al freddo dei nostri ambienti; i canti, i balli, le recite per portare armonia nei nostri squallidi locali; i fiori, i disegni, e le bandiere colorate per smorzare la fatiscenza delle nostre pareti; i doni e i pensieri perché fosse tangibile la gioia nell’averli nostri ospiti.                        

Docenti_in_azione_da_il_Giornale_di_Sicilia.jpgE ancora le visite a Palermo e fuori-porta perché gli ospiti potessero conoscere la bellezza e l’ospitalità della nostra terra e cancellare il classico cliché, ormai divenuto universale, “Sicilia=Mafia”.
Nei due anni di attività i lavori sono proseguiti a ritmo frenetico con l’analisi delle forme più ricorrenti di violenza tra gli alunni e con gli adulti e spesso, accanto a tante difficoltà logistiche ed economiche affrontate da alcuni istituti e, nello specifico, dalla nostra, (scuola di periferia, contesto degradato, utenza difficile), ci si è dovuti scontrare anche con raid vandalici che hanno creato grande sgomento, delusione, rabbia.  
Questi avvenimenti, se da un lato hanno messo a dura prova il nostro ruolo di fruitori e di educatori, hanno risvegliato in noi la volontà di gridare agli anonimi autori di tanto scempio che tutti insieme volevamo andare avanti per far trionfare la cultura contro la barbarie, il rispetto contro la sopraffazione, la dignità contro la viltà. Così insieme, anche in nome di quel partenariato cui avevamo aderito con grande convinzione, abbiamo ripulito e abbellito la nostra scuola per riappropriarci di quei locali abbrutiti dalla violenza, pubblicizzando apertamente (attraverso cartelloni, articoli, immagini, manifestazioni) sui giornali, nel quartiere, in una una città come Palermo che vive spesso di soprusi e nel sopruso (in una scuola del quartiere Zen ad oggi si contano 40 raid), che non ci saremmo lasciati piegare dalla violenza
           
Corteo.jpgIl partenariato ha consentito dunque di prendere maggiore coscienza della necessità, in una società avocata spesso alla ricerca di beni materiali e al loro possesso raggiunto con ogni mezzo, lecito e illecito, di acquisire valori forti e positivi (Canzoni, Alfabeto, Decalogo della Non violenza) per la rimozione di comportamenti devianti, frutto di disagio sociale, carenze culturali e affettive. Ancora, perché le abilità acquisite potessero essere utilizzate negli anni a venire con un raggio di azione più capillare e incisivo, sono stati prodotti strumenti operativi di “mediazione”, appositamente calibrati, per tutti gli ordini di scuola.
I nostri alunni inoltre hanno acquisito ottime abilità nell’uso delle TIC, di tutte le nuove risorse di ricerca, hanno migliorato le loro capacità di interazione con l’utilizzo di una lingua condivisa e dai registri più vari. Tutto quanto ovviamente ha concorso ad un incremento delle capacità pluridisciplinari, relazionali, interculturali, tecnologiche, spendibili in un prossimo futuro e ha proiettato i nostri giovani verso una serena accettazione del cambiamento e del diverso per poter divenire concretamente “futuri cittadini di un’Europa davvero solidale”.

Lenzuolo_di_protestaE se comunque oggi non possono essere completamente validati tutti risultati formativi di cui in futuro essi potranno avvalersi, è certo per noi educatori che tutti gli obiettivi prefissati sono stati raggiunti con pienezza e con una produzione sorprendentemente ricca che rimarrà, come materiale di lavoro a disposizione di tutti gli operatori delle scuole sui portali di: ogni istituto (per la nostra scuola), Est, Etwinning.
In ultimo è corretto puntualizzare che anche gli insegnanti hanno ricevuto una grande opportunità dalla partecipazione al Partenariato: cogliere la sfida loro offerta per sentire l’entusiasmo di mettersi in gioco professionalmente lottando contro le perplessità di alcuni; offrire le competenze e le capacità umane e professionali di cui sono dotati per proporre, confrontarsi, arricchirsi vicendevolmente e dare concretezza ad una splendida iniziativa umana e culturale come quella raccontata.
Una breve frase di John Lennon può giungere a questo punto utile per validare tutte le iniziative che LLP consente di mettere in atto: “Se ognuno di noi viaggiando potesse trovare in ogni luogo la “propria casa”, avremmo un mondo meno egoista, più aperto, migliore”.

La professoressa Fileccia e i ragazzi in aereoportoProf.ssa Maria Fileccia, Coordinatrice Partenariato multilaterale, “Schools without violence”, Istituto secondario di I grado“Gregorio Russo”, Palermo