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Per informazioni sul nuovo programma europeo per l'istruzione, la formazione, i giovani e lo sport 2014-2020 consultare: erasmusPlus.it

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Erasmus
25 anni di Erasmus: incontro tra generazioni e culture


Numerosi interventi hanno animato l'evento celebrativo Erasmus organizzato presso l'Università degli Studi di Perugia: gli studenti hanno contribuito al dibattito ponendo quesiti sul riconoscimento, l'eccessiva burocrazia e sui fondi Erasmus.
 

Il 2012 ha rappresentato un anno importante per il Programma Erasmus: 25 anni di successi che l’Agenzia e gran parte degli Istituti di istruzione superiore hanno celebrato  con uno sguardo al passato ma proiettati verso il prossimo futuro quando partirà la nuova generazione dei programmi comunitari nell’ambito dell’istruzione e formazione. Non poche preoccupazioni ha invece procurato, negli ultimi mesi, il problema di bilancio che avrebbe messo in discussione la mobilità Erasmus 2012/2013, per il quale è stata trovata una soluzione proprio in questi giorni. Al di là della questione politica-finanziaria, ciò che ha colpito è stato il grande movimento di opinione che si è creato in Italia ed in Europa a sostegno del Programma animato dal motto Erasmus non si tocca!, confermandone il ruolo strategico per lo sviluppo di una coscienza europea.

La notizia dello sblocco dei fondi a favore del Programma è arrivata in occasione della  giornata celebrativa Erasmus, organizzata lo scorso 5 dicembre presso l'Università degli studi di Perugia, evento fortemente voluto e sentito dall’Ambasciatore Erasmus in Italia Maurizio Oliviero, dal Rettore Francesco Bistoni e dal Prorettore con delega all’internazionalizzazione Elda Gaino, la quale ha aperto i lavori della giornata, sottolineando alcuni aspetti della mobilità Erasmus presso l’Università di Perugia, caratterizzata da una partecipazione per lo più al femminile e da studenti  provenienti dalla Facoltà di Medicina, sottolineando anche l’aumento di studenti stranieri ospitanti (soprattutto dalla Turchia).

Maria Letizia Melina, Direttore Generale USR Umbria, ha condiviso una riflessione sul ruolo della scuola per fronteggiare la crisi occupazionale, evidenziando la necessità di far incontrare più adeguatamente l’offerta e la domanda di lavoro dal momento che, a fronte di tassi di disoccupazione in aumento in Europa, ci sono 2 milioni di posti di lavoro vacanti per mancanza di adeguate qualifiche. A riguardo ha citato il documento della Commissione "Rethinking Education strategy- Investing in skills for better socio-economic outcomes", uscito il 20 novembre u.s,  secondo il quale è fondamentale puntare allo sviluppo di soft skills: imprenditorialità, creatività, problem solving, ecc.
Ormai diventa davvero difficile pensare ad un’Europa senza Erasmus, ha affermato, …contribuendo alla coesione, alla integrazione e alla cooperazione, è strumento per arrivare a questi punti chiave necessari per il mondo del lavoro…Il nuovo programma atteso per il settennio 2014-2020 stimolerà nuove sinergie che potranno sfociare in nuovi curricula multidisciplinari.

oliviero1.jpgMaurizio Oliviero ha auspicato che il prossimo programma sia davvero for all, aperto a tutti con pari opportunità ...
perché
, ha aggiunto, la mobilità sociale Erasmus è un’esperienza di conoscenza ma anche di vita: vivete, incontratevi, contaminatevi…
Prendere per mano la vostra vita perché è ora che deve accadere
.

Dalla platea è intervenuta Sofia Corradi che ha raccontato la sua esperienza alla fine degli anni ‘50, quando, da pioniera della mobilità oltre confine, ha oltrepassato l’oceano conseguendo un Master presso la Columbia University di New York. Ha esortato i ragazzi a non avere paura e a lanciarsi in questa esperienza altamente arricchente e formativa che è l’Erasmus.

La mattinata di lavori si è conclusa con l’intervento di Federico Frattini, il quale, in rappresentanza degli studenti, ha posto cinque domande agli interlocutori Silvia Costa (Parlamento Europeo), Maria Sticchi Damiani (Coordinatrice dei Bologna Experts italiani), Maurizio Oliviero (Ambasciatore Erasmus per l'Italia) Ne riportiamo un estratto...


5 DOMANDE DEGLI STUDENTI SUL FUTURO DI ERASMUS

1) Burocrazia. È possibile sveltirla, snellirla, velocizzarla, incrociare le banche dati, semplificare le procedure per semplificare la vita a chi partecipa?

costa.jpgCosta: Il nuovo Programma sarà diverso rispetto al passato sotto questi aspetti: diversità della struttura, più fondi ma anche semplificazione! Dovrà essere approvato entro i primi mesi del 2013 dal Consiglio dei Ministri, CE e PE. La Commissione cultura del Parlamento Europeo ha approvato la proposta del rapporteur  Doris Pack, che prevede la denominazione  “YES Europe”link invece di Erasmus for All e una maggiore visibilità delle diverse misure, facendo riemergere i nomi dei singoli sottoprogrammi (non previsti nella prima proposta)
Per quanto riguarda la semplificazione burocratica, i principi di accessibilità e trasparenza saranno principi guida alla base di tutto il programma. La CE e le AN dovranno consultare regolarmente tutti i beneficiari per una valutazione continua. Non più solo quindi una Interim Evaluation affidata ad una società esterna, ma un processo ascensionale e discensionale. Consultazioni, pareri, suggerimenti, uso di piattaforme e portali interattivi saranno obbligatori.
Sull’entità delle risorse, è previsto un aumento del 70% del budget rispetto a LLP. A Bucarest i Ministri dell’istruzione hanno adottato la “Bologna Mobility Strategy” che fissa l’obiettivo  per il 2020 del 20% dei laureati che abbiano trascorso una parte dei propri studi all’estero, in linea con il benchmark europeo per la mobilità dell’istruzione superiore adottata nel novembre 2011. Adesso siamo al 4,5%.
Si propone, inoltre, una maggiore attenzione alle diversificazioni delle borse di studio comunitarie in relazione al Paese di destinazione e, soprattutto, alle condizioni socio-economiche degli studenti partecipanti. Verrà posto ulteriormente l’accento sulla necessità di un cofinanziamento nazionale e di Istituto dei contributi comunitari. Si continuerà nella verifica della possibilità di utilizzo di FSE: per quest’ultimo punto, c’è ancora da lavorare affinché i regolamenti CE e FSE possano coesistere.
C’è l’opposizione di alcuni Paesi come Regno Unito e Svezia (che tra l’altro sono grandi percettori, mentre l’Italia è un contributore netto e riceve indietro il 60% di quanto contribuisce).

sticchi.jpgSticchi Damiani: C’è un eccesso di burocrazia, è vero. Le procedure non sono mai state riviste da venticinque anni a questa parte. Talvolta gli stessi uffici di una stessa università non si coordinano tra di loro.
Si auspica, invece, più standardizzazione e informatizzazione delle procedure: dopo 25 anni è necessaria una revisione generale .


2) Riconoscimento. Timore di non vedersi riconosciuto il frutto del proprio lavoro

Costa: Assolutamente il riconoscimento, se ufficializzato in partenza, deve essere garantito al rientro. Gli studenti devono poter esigere i diritti di cui godono. C’è un rapporto d’iniziativa dell’On Luigi Berlinguer (PE) per chiedere alla Commissione Europea che faccia da propulsore, verifica e monitori il riconoscimento. La CE sta inoltre predisponendo una classificazione multi dimensionale degli atenei europei (multi-dimensional international ranking) che prevede valutazione in base alla combinazione di diversi parametri, tra cui, come proposto sia dalla CE che dal PE,   il grado di internazionalizzazione degli Istituti di istruzione superiore interessati, misurato anche con l’indicatore del numero di studenti sia outgoing che incoming, i quali portano con sé cromosomi di internazionalizzazione.
Le università hanno ormai tante forme di cooperazione, partenariati, progetti e reti, che possono facilitare la mobilità degli studenti.
Ovviamente, quando si torna indietro si deve vedere riconosciuto il lavoro fatto, su questo il Parlamento darà una grossa spinta.

Sticchi Damiani. Il pieno riconoscimento è un pilastro del programma Erasmus e deve avvenire senza verifiche aggiuntive.
Il piano di studio (Learning Agreement) con i relativi crediti va stilato prima della partenza e deve essere controfirmato dallo studente e dal Delegato Erasmus, e non dai singoli docenti titolari dei corsi interessati:
-    il piano di studio deve prevedere il pieno utilizzo del periodo di studio, con un numero di crediti commisurato alla durata della mobilità
-    i due pacchetti di crediti, dall’istituto di partenza e quello di arrivo, devono essere equivalenti, quindi bisogna convertire i crediti acquisiti all’estero.
Tuttavia ci son elementi che condizionano negativamente in tal senso:
-    una concezione proprietaria del sapere, riluttanza ad includere elementi dall’esterno, ma dopo venticinque anni ormai non ci sono più scuse, si devono poter trovare partner adeguati
-    procedimenti amministrativi a volte troppo farraginosi
-    poca mobilità dei docenti che rischiano così di essere sempre troppo autoreferenziali
È fondamentale  essere aperti all’internazionalizzazione, ovvero aprirsi alla diversità formativa e avvalersi di contributi esterni incoraggiando gli studenti ma anche gli stessi docenti. È necessario avvalersi di procedure chiare e farle entrare nel regolamento di ateneo formalizzandole. Per quanto riguarda la conversione dei voti è solo un problema tecnico, si basa su statistiche e si risolve con l’utilizzo dell’ECTS.

3) Fondi. I finanziamenti per Erasmus sono destinati ad esaurirsi o a diminuire

Costa: Il 2013 è l’ultimo anno del settennio. Le risorse sono in esaurimento e l’attuale ammanco è pari a circa 9 miliardi per il 2012, che potrebbero essere erosi dal 2013 Sembra che con 6 miliardi si possa coprire il buco (lo sblocco è stato poi confermato in diretta dall’onorevole, nda). Il PE aveva chiesto di poter stralciare dall’ammanco totale, i finanziamenti per il Programma Erasmus, in quanto è il Programma più popolare, ma la proposta non è passata.  A gennaio si decide sul MFF (2014-2020), pur di avere 6 miliardi ora accetteremo di avere per il 2013 solo l’aumento Istat.
Attualmente il budget viene solo dal prelievo dell’1% del PIL, ma adesso con la crisi i Paesi membri oppongono sempre più resistenza, preferiscono alimentare gli egoismi nazionalistici.
La battaglia che il Parlamento porta avanti è avere risorse proprie, tramite:
- tassa sulle transazioni finanziarie
- IVA Europea, che ovviamente non vada a sommarsi a quelle nazionali ma sia sostitutiva
- Eurobond
Tutto ciò ci metterebbe al sicuro e potremmo tornare a parlare di crescita

4) Ammontare borsa. Non si potrebbe aumentare l’entità?

Costa: L’ammontare della borsa è determinato dalle AN; la media Ue è di 250 euro. Poi ci sono diverse integrazioni, a livello regionale (nel mio Lazio le cose sono molto peggiorate, 10 milioni in meno), e le misure di sostegno per svantaggiati (special needs, etc.).
Poi c’è il Placement, che in Italia prevede 500 euro per ciascuno studente in moilità, e che funziona bene anche perché si sono creati  Consorzi interuniversitari (Consortia placement) e perché si stanno sempre più consolidando accordi tra vari soggetti del mondo accademico e del mondo del lavoro (Stato- Regioni-CRUI-Unioncamere-Eurochambres)
Nel nuovo programma è previsto uno strumento complementare di garanzia europeo per i prestiti d’onore con interessi bassi, da ripagare nel lungo periodo, con possibile sospensione di 24 mesi nel rimborso, senza dover fornire garanzie reali. Verrà istituito un Fondo europeo di garanzia per le banche che rispettino adeguati parametri  e attraverso tale fondo le banche saranno attratte

Sticchi Damiani: La mobilità viene cofinanziata dal Miur e dalle Regioni, le quali potranno farlo sempre di più. Purtroppo queste linee di finanziamento hanno modi e tempi diversi, per cui succede che gli studenti non sappiano bene su quanto possano contare; bisogna coordinare meglio queste fonti di co-finanziamento.
Ci si domanda se le borse Erasmus devono essere uguali per tutti o in base ai redditi e alla destinazione e alcune università hanno adottato quest’ultimo modello ma questo complica le cose, quindi in molti casi si procede a una distribuzione a pioggia.

5) Lingue. Per il nostro paese queste rappresentano sempre una grossa barriera.

Costa: Nonostante i proclami, abbiamo ancora un gap pazzesco con gli altri paesi. Possibili misure da adottare: cambiare la didattica (es. fare lezione in lingua straniera); fornire opportunità diverse (es. solo film sottotitolati); andare all’estero; sfruttare i laboratori linguistici; migliorare la formazione degli insegnanti.
Adesso c’è la questione se le università devono fare lezione in lingua straniera. Per me sì, in parte.
Un altro fattore penalizzante - e mi dispiace dirlo perché sono un’appassionata di cinema e conosco il valore dei nostri doppiatori – consiste nel fatto che siamo poco abituati a udire le altre lingue.
Da noi la conoscenza delle lingue è ancora elitaria, in base al censo o alla volontà.

Sticchi Damiani: L’Europa è improntata sul multilinguismo. A parole, ma in pratica? In Italia? Manca l’apprendimento precoce.
Deve anche partire dallo studente la ricerca di situazioni che lo portano a praticare le lingue straniere, ad esempio: utilizzando i centri linguistici di ateneo; frequentare studenti incoming; visione di film in lingua (si trovano) e lettura di libri in lingua.
Certamente questi servizi non sono al top, ma con la volontà si può supplire. La responsabilità va insomma divisa a metà tra chi non fornisce servizi e chi non si dà da fare.


La sessione pomeriadiana si è aperta con il workshop “Erasmus e lavoro: tra generazioni e culture europee”, moderato dal giornalista Alessio Rocca che cura gli approfondimenti del TG1.

In aperture del suo intervento, Claudia Peritore (Agenzia Nazionale LLP/Erasmus) ha ricordato come nella Strategia Europea 2020 sia compreso l’obiettivo dell’incremento del numero di giovani che abbiano completato il terzo livello di studi. L’istruzione superiore deve fornire loro alte competenze, comprese quelle trasversali, digitali, deve contribuire allo sviluppo della creatività e flessibilità dei giovani nonché delle loro competenze specifiche di settore, fondamentali per l’inserimento nel mondo del lavoro. Spesso, tuttavia, né il settore pubblico né quello privato sembrano ritrovare nei candidati risposta alle proprie esigenze in continua evoluzione. Una possibilità di comunicazione tra il mondo accademico e quello del lavoro è rappresentata dall’inserimento nei piani di studio di un periodo di formazione pratica all’estero, come il placement Erasmus. Il placement è stato quindi presentato nelle sue caratteristiche principali per poi illustrarne il valore aggiunto per tutti gli attori coinvolti. Dagli ultimi dati disponibili, la mobilità per placement in Italia è in continua crescita ed è rilevante il dato delle imprese italiane che, attente ai vantaggi che questa opportunità offre, ospitano stagiaires Erasmus: l’Italia è infatti il quinto Paese di destinazione (dati CE DG EAC 2010/2011).

La Prof.ssa Maria Sticchi Damiani ha ribadito la centralità del piano di studio concepito come insieme di output, di competenze da raggiungere. Così diventa strumento di collegamento tra mondo accademico e mondo del lavoro.
Chi va all’estero (per noi Erasmus), ha sottolineato, ha la propensione al  rischio,  ha la capacità ad usare  le competenze in modo duttile, ha capacità di adattamento, di aprirsi a situazioni diverse…tutti  elementi necessari nel mercato del lavoro e apprezzati dai datori di lavoro. Gli studenti che hanno partecipato ad un Programma Erasmus, sono persone strutturate, utili e facilmente inseribili in contesti lavorativi.

È seguito l’intervento di Federico Montesi, Presidente Regionale Giovani Imprenditori Confindustria-Umbria, che ha presentato le due iniziative imprenditoriali la “Fonderia dei talenti” (www.lafonderia.org) e “Goodbye mamma “ (www.goodbyemamma.com): l’uno teso a far rientrare i nostri talenti dall’estero e l’altro ad incentivare i ragazzi a farsi una esperienza all’estero per sperimentare realtà diverse da quelle del proprio nido. Sono due progetti, ha sottolineato, che appaiono opposti ma in realtà sono complementari. Per il successo di entrambi è infatti necessario puntare sull' attrattività dell’Italia per gli stranieri importando anche best practices dall’estero e sulle esperienze all’estero da parte degli italiani

Infine l’imprenditore Brunello Cucinelli ha entusiasticamente raccontato la propria esperienza personale di chi ha saputo fare carriera grazie alla volontà di confrontarsi con il diverso e di conoscere nuove situazioni.



realizzato con il contributo di Lorenza Venturi, Valeria Biggi, Claudia Peritore e Luisella Silvestri