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IN AZIONE

Formazione in servizio
Confezionare test: l’esperienza presso l’Università di Lancaster


A cavallo tra il luglio e l’agosto del 2012 abbiamo frequentato una scuola estiva sulla valutazione in ambito glottodidattico indetta dall’Università di Lancaster, in Inghilterra, beneficiando di una borsa Grundtvig-Formazione in servizio.
 

Nuovo3.jpgIl profilo del candidato

Abbiamo maturato una esperienza decennale nella didattica e nella formazione agli adulti (italiano a stranieri), per conto del Laboratorio Itals dell’Università Ca’ Foscari, e più recentemente per conto della casa editrice specializzata nella didattica dell’italiano a stranieri Alma Edizioni.
Abbiamo pubblicato vari volumi didattici, tra i quali, L’italiano di Dio, Guerra, Perugia 2005 (curato assieme a Paolo E. Balboni) e Giochi senza Frontiere. Attività ludiche per l’insegnamento dell’italiano, Alma, Firenze 2005 (curato assieme a Roberta Ferencich);
Siamo responsabili di due riviste, il Bollettino Itals (Università Ca’ Foscari) e Officina.it (Alma Edizioni).
Tra i nostri testi teorici: Intelligenze e didattica delle lingue (Emi, Bologna 2008), e Didáctica de las lenguasculturas. Nuevas Perspectivas (Sb, Buenos Aires 2011; curato assieme a Manuela Derosas).


La motivazione alla candidatura Grundtvig

Il Bollettino Itals, supplemento online della Rivista EL.LE Educazione Linguistica (Centro Didattica delle Lingue, Università Ca’ Foscari, Venezia) compie dieci anni, eppure gli articoli sulla valutazione si contano sulle dita di una mano: 4 su 410, per una percentuale pari allo 0,09%. Lo stesso, ad una rapida scorsa, si può dire avvenga anche in altre pubblicazioni del settore.
Nel contesto delle pubblicazioni a volume, eccezion fatta per i testi legati alla struttura di singole certificazioni possiamo affermare che è dal lontano 1998, con il saggio Educazione Linguistica e Valutazione, di Gianfranco Porcelli, che non disponiamo di uno studio che consenta uno sguardo ampio e aggiornato sulla questione della valutazione in ambito glottodidattico.
Se dalla teoria scendiamo alla pratica e indaghiamo le credenze di docenti (teacher cognition) e amministratori, ci viene da costatare che esistono pareri contrastanti: da un lato, l’ipotesi secondo la quale valutare e assegnare un voto appropriato è un’expertise di dominio esclusivo di docimologi (specie quando si devono stilare prove rivolte ad un grande gruppo – la dimensione statistica atterrisce gran parte dei docenti di lingue – e quando si devono confezionare prove particolari, come gli esami di ingresso), dall’altro, l’idea opposta, secondo la quale valutare lo si impara facendo, praticando, somministrando, correggendo, e anzi, tale convinzione è così radicata che risulta ovvio che un insegnante lo sappia fare; rientra tra le sue routine e di conseguenza non ci si preoccupa di retribuirlo per il tempo investito a correggere e a valutare.
Si aggiunga poi il fatto che tra le caratteristiche auspicate del docente ideale, secondo una recente ricerca apparsa in Inghilterra e rivolta agli studenti della scuola dell’obbligo, assieme ad attenzione (care), e creatività (originality) si distacca il giudizio equo (fairness): l’aspetto della valutazione assume, insomma, un’importanza decisiva agli occhi di chi impara.
Queste ragioni costituiscono lo sfondo della nostra candidatura a un finanziamento Grundtvig per la frequenza al corso di quattro settimane svolto presso la Università di Lancaster nell’estate del 2012.
Ne possiamo aggiungere altri, legati alle nostre esperienze di insegnanti ad adulti, più personali, quali:

  1.  la volontà di completare, per quanto possibile, il nostro profilo di formatori ed esperti in didattica delle lingue; 
  2.  la consapevolezza che, più spesso di quanto non si creda, il come si valuta ha un forte impatto sul come si insegna, o perlomeno esercita un’influenza su come gli studenti tendono ad apprendere, a prescindere dall’orientamento metodologico fatto proprio dal docente (ci può essere un insegnante che si dichiara comunicativo ma valuta in modo strutturale, e gli studenti, di conseguenza, sono portati a dedicare più tempo ed attenzione alle attività formali);
  3.  il fatto che, nel preparare gli adulti stranieri alle certificazioni di italiano, abbiamo costatato numerose difficoltà non tanto legate alla lingua, quanto al format di alcuni test method, assai poco familiari;

La scelta di frequentare il corso estivo presso l’Università di Lancaster è stata sostenuta, peraltro, dalla considerazione dell’alto profilo dei formatori, gran parte dei quali è impegnata nella docenza di un Master a distanza, offerto dallo stesso ateneo, sulla valutazione.

nuovo2.jpgIl corso

Il corso, della durata di un mese, è stato diviso in due parti:

  • nei primi quindici giorni si sono avvicendati i diversi relatori; si sono analizzate le caratteristiche di validità e di affidabilità di un test, e quindi si sono passate in rassegna le singole abilità (lettura, ascolto, scrittura, produzione orale), considerando la ricchezza di strumenti che disponiamo per esaminare ciascuna di esse; nonché i pro e i contro di ciascuno strumento. In particolare si è dedicato un notevole spazio ad esplorare:
    a.  il concetto di costrutto;
    b. la confezione di task comunicativi, vale a dire di compiti volti a facilitare lo scambio tra i partecipati ad una prova orale, nella forma del dialogo;
    c. l’allestimento di griglie valutative, utili alla valutazione sia dell’orale che dello scritto (criterion referenced assessment).

Negli ultimi quindici giorni ci si è dedicati allo studio di aspetti statistici relativi alla valutazione, specie nell’ambito dell’accertamento dell’affidabilità di un test di profitto applicato su larga scala .
Il ritmo è stato intensissimo.
Nelle prime due settimane, alle modalità frontali si sono avvicendati laboratori, durante i quali ai gruppi (o, più raramente, alle coppie) erano affidati compiti al fine di mettere in pratica le conoscenze acquisite. Ciascun partecipante era tenuto, oltretutto, a lezione conclusa (quindi alla sera), a prepararsi per l’argomento della lezione successiva, mediante letture assegnate in aula.
Nelle ultime due settimane, il lavoro è consistito in task di calcolo svolti al mattino in un laboratorio multimediale, seguendo le indicazioni del docente; al pomeriggio avveniva invece un ripasso in modalità self access, nello stesso laboratorio, con la supervisione del formatore.

La provenienza dei corsisti è stata molto variegata: Inghilterra, Repubblica Ceca, Austria, Germania, Polonia, Romania, Italia, Sud Africa, Spagna, Repubblica Ceca, Hong Kong, Giappone, Sud Arabia, India.
Solo un 30% dei corsisti (10 su 30) ha frequentato tutte e quattro le settimane; la prevalenza ha frequentato solo le prime o le ultime due settimane.
Nel nostro caso, il corso ha costituito l’occasione per una collaborazione, che avrà il suo avvio la primavera 2013, tra esperti docimologi del Centro di Didattica delle Lingue cui apparteniamo e l’Università di Innsbruck, all’interno di un progetto di Standard Setting delle prove di italiano previste all’interno di alcuni esami di maturità in Austria.

Diffusione

La messa a frutto delle conoscenze acquisite si attua secondo tre direttrici:

- Didattica e ricerca
- Formazione
- Editoria


 Didattica e ricerca

Una prima convinzione che il corso ha contribuito a sfatare è stata quella secondo la quale il testing è relegato a una dimensione individuale: chi confeziona il test, lo farebbe nel chiuso della sua stanza e sarebbe, per forza, l’unico giudice dei prodotti che elabora.
Il leitmotiv del corso è stato piuttosto il contrario: un buon valutatore è tale se ha la capacità di lavorare in gruppo, di confrontarsi con gli altri, di far propri altri punti di vista, per cogliere le inadeguatezze di una prova che, a tutta prima, gli poteva pur parere adeguata ed efficace.
Il percorso intrapreso ci consente di confezionare una prova in maniera critica, raccogliendo il feedback e facendo tesoro delle opinioni a riguardo dei colleghi e degli esaminandi.
La partecipazione al corso ci mette, quindi, nelle condizioni di avviare numerosi progetti di ricerca-azione, al fine di accertare validità e affidabilità delle prove che confezioniamo.


nuovo.jpgFormazione

Il corso ha fornito degli strumenti per ragionare in maniera ‘metadidattica’ sull’efficacia delle procedudre valutative, in relazione agli obiettivi che ci si pone e alla concezione della lingua che si possiede.
Ci pare che una prima parola d’ordine sia coerenza: coerenza all’interno di una stessa prova, tra le prove di uno stesso esame, tra l’esame e il metodo di insegnamento; e così via. Una seconda ci pare sia confronto; confronto tra prove, confronto tra certificatori, confronto tra operatori, confronto con gli allievi, e così via. Una terza, per quanto possa parere paradossale all’interno di un ambito essenzialmente tecnico, è intuizione; il certificatore non è solo un logico e un linguista, che applica e calcola, ma ha il buon senso di un pedagogo, vale a dire una sensibilità che gli fa scegliere un testo rispetto ad un altro, un certo modo di raccogliere informazioni sull’abilità dello studente rispetto a un altro, e pur sa poi, dar conto delle scelte operate e attestarne l’effettiva efficacia mediante processi di validazione. 
Tanto gli aspetti teorici quanto le esperienze pratiche ci consentono di avviare dei percorsi di formazione all’interno dei contesti nei quali operiamo (Laboratorio Itals, Alma Edizioni, e varie istituzioni private e pubbliche impegnate sul versante della didattica dell’italiano ad adulti, con le quali siamo venuti collaborando: cooperative, CTP, scuole private, ecc.), sia in ambito italiano che in un contesto europeo. 


Editoria

Stiamo allestendo, in collaborazione con la casa editrice Alma, che ospita la rivista Officina.it, un numero monografico sulla valutazione. Interverranno sia studiosi che svolgono attività di ricerca all’interno dell’Università di Lancaster (Luke Harding; docente; Geraldine Ludbrook; dottoranda) sia colleghi del Centro di Didattica delle Lingue dell’Università Ca’ Foscari (Alberta Novello; dottore di ricerca e coordinatrice del Master di I livello in Didattica dell’Italiano a stranieri). Il numero tratterà di buone pratiche e di questioni più generali, come l’etica nella valutazione linguistica.
Un secondo fascicolo in cantiere riguarda la valutazione formativa, e in particolare l’uso del Portfolio. 
Entrambi i numeri usciranno nel corso del 2014.
Ci auguriamo queste pubblicazioni possano valere come stimolo per integrare la valutazione nella didattica, senza che essa sia considerata, come spesso capita, un momento altro, separato dal momento più ordinario della lezione in aula – una supposizione, questa, fatta propria da molti colleghi (centrati sul loro “modo” di valutare, senza una condivisione che potrebbe generare crescita e visioni più complesse) e da molti allievi (che percepiscono in maniera, dicotomica, la classe e il test; con una forte attribuzione di tensione e di disagio al secondo).

paolo11.jpgdi Paolo Torresan, Laboratorio Itals - Università Ca' Foscari di Venezia