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Assistentato Gruntdvig: uno scambio di esperienze in seno alla compagnia teatrale Alzhar di Marseille


Il ruolo di Assistente come ponte per lo scambio di competenze nel campo della formazione tramite il teatro, per consolidare relazioni internazionali già in atto e sviluppare nuove progettualità basate sul confronto culturale e la ricerca artistica.
 

2012_07_21_16.38.19.jpgSettembre 2010: durante un sopralluogo durato tre mesi nella città di Marsiglia, incontro la compagnia Alzhar, una compagnia teatrale che da anni lavora su tutta la Regione Paca, in un’ottica di trasmissione di competenze a gruppi di amatori e intervento in situazioni di emarginazione sociale tramite il teatro. Alzhar propone a me e alla mia associazione (ass. Mirmica di Milano), di diventare partner all’interno di un Partenariato di Apprendimento Grundtvig, insieme all’associazione Ecologica-Mente di Jaèn, Spagna. Inizia così una relazione tra organismi che si occupano di formazione di adulti tramite le arti, che porterà ad altri sviluppi nel corso degli anni seguenti e mi permetterà di diventare Assistente Grundtvig in seno alla stessa compagnia Alzhar per un periodo di 8 mesi (2011-2012). A livello tematico, la compagnia stava lavorando già da un anno sul tema « Nord e Sud » : le origini culturali e geografiche, le storie delle persone incontrate lungo il processo di ricerca e di trasmissione, la dicotomia rappresentata da due mondi che si guardano, Marseille sul mare e il nord Africa dall’altra parte… tutto ciò in costante confronto e riflessione con le parole, le immagini e i mondi evocati da Albert Camus, in particolar modo nel suo ultimo testo, rimasto incompiuto, « Il Primo uomo ».  Mio compito (a volte più in prima linea, come conduttrice di laboratori teatrali, altre volte più in affiancamento o osservazione) era seguire la direttrice artistica e gli altri professionisti della compagnia nei loro interventi di laboratorio teatrale, scrittura e video presso gruppi di adulti e giovani adulti, in partenariato con alcune istituzioni locali (centri municipali di quartiere, scuole, centri anziani); le persone venivano coinvolte in un processo di ricerca e di raccolta di materiale sul tema e al contempo in un percorso di formazione all’espressività corporea e artistica. Alcuni partecipanti ai gruppi di lavoro sono stati poi implicati nella realizzazione finale della creazione teatrale della compagnia, che debutterà a maggio di quest’anno in occasione di Marseille 2013 Capitale della Cultura Europea.

2012_07_21_15.52.44.jpgLe peculiarità del mio studio si sono articolate a differenti livelli. Un primo livello era relativo alla ricerca tematica di Alzhar, in profonda connessione, a sua volta, con le specificità di Marseille e delle persone che hanno attraversato i laboratori di formazione (quasi nessuno, quasi mai, di origine “completamente” francese…). Un secondo livello riguardava più da vicino l’aspetto politico/gestionale del progetto: l’organizzazione e messa in atto di interventi formativi attraverso le arti e le loro possibilità di sviluppo nel contesto specifico della Regione PACA, in relazione con le istituzioni (le scuole, i centri sociali, le case di accoglienza, le municipalità, i rappresentanti della Regione e dei dipartimenti, gli enti erogatori di fondi…), e con i partner internazionali (Italia, Spagna, Tunisia, Algeria). Infine, il livello prettamente metodologico, legato da un lato alle specificità, alle esperienze, alle sensibilità dei singoli formatori di Alzhar, dall’altro in linea con la visione globale di intervento formativo  che l’associazione porta avanti fin dalla sua nascita (che si basa, ad esempio, sul valorizzare la pluridisciplinarità dell’intervento, il sapere specifico di ogni formatore, l’incontro tra i gruppi, il legame tematico tra i vari percorsi di formazione, il senso di appartenenza ad un progetto di ricerca condiviso dove la formazione è non solo trasmissione di conoscenze ma anche scambio). Su tutti i fronti, in ogni caso, il mio lavoro di assistente è servito anche a tenere vive e in continua trasformazione le relazioni con Mirmica, la mia associazione di Milano, impegnata in un progetto di ricerca parallelo sulla formazione teatrale di adulti che frequentano un centro diurno di riabilitazione psichiatrica e che stanno lavorando anch’essi su “Il Primo Uomo” di Camus.

_DSC0099.jpgLa nostra ricerca si concentra sostanzialmente sulle possibili relazioni che ci possono essere tra le discipline teatrali e lo sviluppo di un metodo di formazione coerente con il contesto con cui si sta dialogando: che relazione si instaura, da un punto di vista metodologico e da un punto di vista del senso del contenuto, tra ricerca artistica e pedagogia nel quadro generale della formazione degli adulti? Cosa cambia poi a seconda del contesto specifico? In che modo l’aspetto di confronto culturale, inserito in questa nostra attuale dimensione europea, influisce sulle risposte che cerchiamo e sulle esperienze che viviamo durante la ricerca? Queste domande stanno alla base del processo di confronto anche con altri organismi specializzati nella formazione tramite il teatro e/o le metodologie attive, che abbiamo incontrato a seguito della mia permanenza a Marsiglia (come i Ceméa Paca, la cui relazione abbiamo la possibilità di approfondire grazie alle borse dell’azione Grundtvig Visite e Scambi 2013, o la compagnia Théâtre de l’Arcane, sempre a Marsiglia). Questo processo di allargamento dei partenariati, d’altra parte, è stato parte integrante dell’attività di disseminazione dei risultati della mia esperienza: la volontà e la spinta a creare nuovi progetti sul territorio, ma sempre in connessione internazionale, è certamente anche frutto di un lavoro di condivisione sui benefici tratti dallo scambio europeo e sui possibili nuovi immaginari da mettere in pratica. Perché l’idea che sta alla base di questo genere di progettualità è che la formazione sia essa stessa il risultato di un incontro prima di tutto umano, e poi uno scambio di saperi - fare e essere - ; per dirla in altre parole, il risultato di un processo che coinvolge e tiene in conto la persona nel suo contesto sociale, relazionale, culturale, e dove, in più, chi si fa portatore dell’esperienza da trasmettere sia innanzitutto pronto a un’apertura che lascia spazio alla co-immaginazione, alla co-conduzione, alla co-partecipazione e al co-coordinamento.

viola_ghidelli.jpgdi Viola Ghidelli, Assistente Grundtvig 2011/12