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IN AZIONE

Mobilità
Job Shadowing al CEV


Grazie al programma Grundtvig, Annalisa Bergantini dell'Anpas con altri otto partecipanti, provenienti da organizzazioni di Danimarca, Finlandia, Slovacchia e Francia, è stata per cinque giorni l’ombra del CEV - Centro Europeo per il Volontariato - e di persone coinvolte nelle Istituzioni Europee e in organizzazioni presenti a Bruxelles.
 

Le due case di Anpas a Bruxelles: Il Cev e il Comitato Economico e Sociale

Immaginando Bruxelles prima di esserci stata, mi è sempre venuta in mente l’immagine dei palazzi. Una parola spesso utilizzata per far riferimento ai luoghi dove risiede il potere e in cui i cittadini comuni difficilmente riescono ad accedere. Era un po’ questa l’idea che avevo anch’io delle istituzioni comunitarie.
Poi quando ci sono stata veramente mi sono ricreduta, vedendo giovani di tutti i paesi entrare ed uscire da quei palazzi, dove spesso svolgono periodi di tirocinio (retribuiti!).  Magari ci arrivano in bicicletta e il primo pensiero di una giovane funzionaria non è comprare il tailleur per farsi bella col capo.

Tornando a Bruxelles per lo Job Shadowing, l’immagine dei palazzi è stata rimpiazzata da quella delle case, le case di Anpas a Bruxelles.
La prima casa è il Cev, rete europea che cerca di essere un ponte tra chi si occupa di volontariato e le istituzioni europee, affinché queste sviluppino politiche di supporto al volontariato.
Virtualmente Anpas era già inquilina di questa casa, visto che è membro dal 2010. Ma entrarci è un’altra cosa. Si incontrano facce, si associa la voce alle parole scritte in un’email, si riempiono gli spazi di un ufficio che prima era poco più di un acronimo in inglese. Gabriella Civico, la direttrice del CEV, e Daniela Bosioc, che si occupa di policy e progettazione, ci hanno illustrato le politiche e i programmi dell’UE di interesse per il volontariato.
La seconda casa per Anpas è il Comitato Economico e Sociale Europeo (CESE), organo consultivo dell'Unione europea. Abbiamo incontrato Pavel Trantina, membro Ceco del Gruppo III che ha definito il CESE «the house of civil society in Europe that humanize EU policies». Che bella parola: umanizzare.
In un giornata piovosa, tipica di Bruxelles, ci siamo rifugiati nella sede tutta colorata dello European Youth Forum, network europeo di organizzazioni giovanili internazionali.
Giovani attivi per i giovani. Lì mi sono sentita a casa: David, offrendoci tè e brioche, ci ha raccontato ancora emozionato della seconda convention giovanile che hanno organizzato a Bruxelles per l’Anno Europeo del Volontariato. E ci ha fatto vedere il video, che in effetti mette una bella carica e una voglia di raccontare questi giovani europei ai giovani Anpas.

Smontare e ricostruire il puzzle delle informazioni
L’ultimo giorno e mezzo passati al Cev sono stati molto utili per fare il punto su tutti gli incontri fatti, per approfondire le tematiche e per sviluppare delle idee. L’abbiamo fatto attraverso attività dinamiche e non formali. In gruppi abbiamo schematizzato su vari cartelloni le informazioni ricevute durante ogni incontro, restituendole poi agli altri e diventando così “bersaglio” delle domande da parte di tutti.
Abbiamo semi-oscurato le pareti del Cev con tanti cartelloni quante sono state le macro-tematiche affrontate durante tutti gli incontri: dall’Europass ai partenariati, dall’Anno Europeo dei Cittadini ai policy makers, passando per la comprensione dell’UE!
Nello spazio bianco lasciato sotto i titoli, ognuno di noi ha potuto esprimere, attaccando dei post-it sui cartelloni, un’azione che intendeva realizzare nella propria organizzazione al suo ritorno, un’idea che gli è venuta in mente e una domanda. Si è quindi scatenato un frenetico e contagioso via vai - scrivi-appiccica, scrivi-appiccica - che quelli degli uffici di fronte avranno pensato che il Cev era stato occupato dalla lobby dei post-it.
Con la presentazione di tutti i cartelloni e la discussione su quanto è emerso, si è conclusa quest’esperienza al Cev.
Ripensarci dopo diversi mesi è molto utile, perché spinge a chiedersi: cosa mi è rimasto? Ma soprattutto: mi sta servendo nel lavoro che faccio tutti i giorni per Anpas?
Alcune immagini mi vengono in mente mentre ne scrivo oggi.
Io, Andrea, Dannie e Giuseppe che ci lanciamo in improbabili interpretazioni davanti ai quadri di Magritte, e ognuno ci vede una cosa diversa. E se oggi devo parlare con Andreea, che segue la comunicazione del Cev, per dirgli se può pubblicare un video di Anpas che vorrei mandargli, sò che lo guarderà con una sensibilità diversa da prima. Sarà per il quadro di Magritte su cui ci siamo fissate insieme?
 
E mi torna in mente Daniela e la parola nuova che mi ha insegnato: “chicken skin”, pelle d’oca. Quella che le è venuta quando ci ha chiesto qual è secondo noi il valore aggiunto del volontariato, ed io le ho raccontato dei volontari Anpas nei campi dopo il terremoto in Emilia. Le ho detto che dopo ogni scossa le persone guardavano subito i volontari, e se rimanevano tranquilli loro, allora non c’era da preoccuparsi.
Così oggi se ho bisogno di sentire Daniela per aiutare Anpas a cercare un partner per un progetto di protezione civile su cui stiamo lavorando, so che farà il possibile. E forse non solo perché Anpas paga al Cev una quota annuale e lei è la project officer, ma anche perché quel giorno ci siamo guardate e lei mi ha detto: “chicken skin”.

 di Annalisa Bergantini, Associazione Nazionale Pubbliche Assistenze