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Erasmus
Ilaria Severi: 3milionesimo studente Erasmus targato IT


La commissione europea ha reso nota la lista dei 3milionesimi studenti Erasmus che si aggirano per l'Eu!
 


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"This experience was far better than I had expected"


Intervistiamo Ilaria Severi, studentessa bachelor di Lingue presso l’Università degli Studi di Siena: selezionata per l’Italia dalla Commissione europea come rappresentante dei 3.000.000 di studenti Erasmus dopo la sua esperienza di mobilità per studio in Uk, al St Mary's University College, Twickenham, London.




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Cara Ilaria, partiamo dalle tue dichiarazioni, perché ci sembrano valori importanti da trasferire ai tuoi colleghi non ancora partiti:
"..there is no doubt that the Erasmus experience means starting a new life. Initially, it is not easy ... You are alone and you can only rely on yourself, but this is actually the best part because your self-esteem and self-confidence will increase enormously after doing your Erasmus"
Quanto si cresce in Erasmus, come studenti e come cittadini europei?

Ilaria: Per quanto mi riguarda TANTO. “Crescere” è senz’altro uno degli elementi fondamentali di quello che è  il progetto Erasmus. Sì perché, non si tratta soltanto di studiare, di frequentare un’altra università e sostenere degli esami. L’Erasmus è molto più di questo. Si tratta di aprirsi ad un nuovo mondo, ad una nuova cultura e questo sicuramente può spaventare all’inizio, ma poi una volta che inizi a comprendere e a far parte di quella cultura, di quel mondo è lì che ti rendi conto, che inizi a capire il vero significato dell’essere un cittadino europeo e in scala più grande cittadino del mondo. Ogni nuova esperienza è sicuramente motivo di crescita, ma la maturazione che si ha durante il periodo Erasmus è un qualcosa di indescrivibile, di smisurato. Con ciò intendo dire che vivere da solo, in un paese straniero, lontano dagli affetti più cari comporta una certa presa di coscienza e cioè che l’unica persona sulla quale puoi fare affidamento sei tu e soltanto tu. Questo però ti fortifica, ti aiuta a capire veramente chi sei e che cosa sei in grado di fare. In Erasmus dunque si cresce non solo come studente o cittadino ma soprattutto come persona.


Tu studi lingue e pertanto sai riconoscere il valore aggiunto di una esperienza accademica all’estero ma c’è qualcosa di più nelle tue parole..
"...a language is not just about words or grammar; it is also about customs, culture and way of life." 
Il networking, il confronto con i colleghi, l’esplorazione, la curiosità…Cosa c’è di più in Erasmus?

Ilaria: Personalmente ho sempre sostenuto che studiare una lingua significhi molto di più che impararne la grammatica. Dietro una lingua  c’è un popolo, una cultura, una tradizione che vanno esplorati e conosciuti tanto quanto un libro di grammatica e forse di più. Grazie all’Erasmus mi è stato permesso di conoscere quell’aspetto che sta dietro la mera lingua parlata. Ho potuto entrare a contatto, ogni giorno, con persone nuove provenienti non solo da paesi europei, ma anche da altre parti del mondo. Questa è la cosa più bella ed eccitante dell’Erasmus,  il fatto di entrare a contatto in una sola volta con mondi diversi e a volte opposti; di poter condividere le proprie esperienze e le proprie conoscenze; di fare un giro del mondo non “in ottanta giorni” ma in un giorno solo.



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Strategico è proprio il confronto con altri sistemi di istruzione:
"Another important aspect is the College experience. The school system in the UK is completely different from the one we have in Italy so you have to learn how it works."
Quanto è importante valutare l’esperienza vissuta anche in quest’ottica e perchè?

Ilaria: Sicuramente il fatto di conoscere e sperimentare in prima persona altri metodi di insegnamento e di studio ti apre la mente e ti rende più flessibile ed aperto ad accogliere , anche in futuro, nuovi sistemi non solo all’interno del mondo universitario ma anche in quello lavorativo. Ti rendi conto di come approcci diversi possano comunque risultare validi e degni di considerazione. Questo è sicuramente un altro di quei valori aggiunti di cui parlavamo prima e cioè la capacità di osservare una cosa da più angolature, sotto vari punti di vista, cosa che un giorno, quando arriverà il momento di entrare a far parte del mondo del lavoro, sarà sicuramente un punto di forza.


Nelle varie fasi della mobilità (prima, durante e dopo) in che modo sei stata supportata dalla tua home e dalla host institution? Hai trovato modalità gestionali differenti? Le tue impressioni…

Ilaria: Devo riconoscere che ho ricevuto un enorme supporto sia dall’università e quindi dal personale di Siena che da quello della host insitution. Il primo è stato fondamentale non solo nel periodo prima della partenza, durante il quale c’erano montagne di fogli da compilare accuratamente e da far firmare ai vari docenti responsabili, ma anche durante il mio soggiorno in Inghilterra. Ogni volta che avevo un problema (riguardante per esempio la compilazione di ulteriori fogli e documenti) sono sempre stata ascoltata ed aiutata. Lo stesso posso dire a proposito dell’Università inglese; i vari responsabili sono sempre stati molto disponibili nel rispondere alle mie domande e nel chiarire eventuali dubbi. Tale aiuto è stato di fondamentale importanza soprattutto nel periodo prima della partenza, infatti mi venivano comunicati pressoché ogni giorno i vari step che precedevano l’effettivo erasmus, come per esempio l’iscrizione online all’Università ospitante. Oltre a questo, mi è stato di grande aiuto l’accommodation office grazie al quale sono riuscita a trovare in breve tempo un alloggio presso una famiglia che viveva in prossimità del campus. Nel complesso, il mio è sicuramente un giudizio positivo!


Quanti esami sei riuscita a sostenere? Hai avuto difficoltà al momento dell’approvazione del Transcript of records?

Ilaria: Dato che il mio Erasmus aveva una durata di soli quattro mesi ho deciso di sostenere due esami. Ero partita con l’idea non solo di dedicarmi allo studio, ma anche di viaggiare ed  esplorare i dintorni di Londra e ciò mi sarebbe stato impossibile se avessi dovuto darne di più. Inoltre, bisogna riconoscere che dovendo sostenere gli esami in un’altra lingua e con metodi  completamente diversi, il tempo da dedicare ad una materia era sicuramente maggiore e richiedeva un maggior impegno. Per questo sono soddisfatta degli esami che sono riuscita a sostenere  tra  l’altro con successo. Per quanto riguarda l’approvazione del Transcript of records ammetto di non aver avuto nessun tipo di problema. Gli  esami che avevo sostenuto nel Regno Unito corrispondevano esattamente a quelli che avevo inserito nel piano di studi precedentemente compilato e quindi gli esami sono stati riconosciuti e registrati subito.

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Money è sempre la nota dolente: come hai integrato il finanziamento comunitario per sostentarti (Enti per il diritto allo studio, un lavoretto, la famiglia..)? La host university ti ha offerto benefits (alloggio, season tickets, student card…)?

Ilaria: Direi che “nota dolente”è davvero l’espressione più appropriata. Purtroppo si sa, già  prima di partire, che si dovranno fare dei sacrifici che però, lo dico per esperienza, saranno ampiamente riconosciuti e ripagati. Io devo senza dubbio ringraziare la mia famiglia che mi ha sempre appoggiato in quest’esperienza (sia economicamente che emotivamente) e grazie alla quale ho potuto vivere il mio sogno; sicuramente non li ringrazierò mai abbastanza per questo.  Oltre a ciò, ho potuto chiedere un piccolo aiuto finanziario al DSU Toscana che offre una piccola borsa di studio per la mobilità internazionale. La host university invece, durante il soggiorno, mi ha rilasciato un bedge che oltre a fungere come tessera di riconoscimento mi ha permesso di ottenere degli sconti per i trasporti pubblici.


L’ormai nota depressione post-Erasmus si vince solo ripartendo e tu vuoi candidarti per un placement: è cambiato qualcosa nella tua proiezione nel futuro? Ti senti più pronta a guardare al di là dei confini italici immaginandoti in una mobilità di vita, oltre gli studi?

Ilaria: Sin da quando ero bambina nel mio futuro vedevo il mondo, un mondo da conoscere, esplorare e del quale volevo far parte fino in fondo. E il mondo ho iniziato a vederlo e toccarlo con mano già a diciannove anni quando per un breve periodo ho visitato e lavorato in Australia. Poi l’Erasmus, grazie al quale ho avuto la conferma di quella mia visione infantile e che mi ha fatto capire che ero sulla buona strada per realizzarla. E dunque eccomi qui sempre più desiderosa di partire e di vivere nuove esperienze fuori dall’Italia. Sì, posso dire con assoluta certezza che sono pronta a guardare oltre i confini dello stivale e chissà forse iniziando proprio con l’Erasmus Placement. 


Sei a un colloquio di lavoro: perché la tua esperienza Erasmus è un valore aggiunto rispetto ad altri candidati?

italy.jpgIlaria: Perché io so cosa vuol dire farcela da soli; perché so relazionarmi con persone che hanno una nazionalità e una cultura diversa dalla mia; perché io so cosa vuol dire essere cittadini del mondo e in un mondo globalizzato come il nostro questo aspetto è di fondamentale importanza.


Last but not least come direbbero i tuoi colleghi british: la sensazione che più di tutte ti ha dato i brividi, il ricordo più bello – non strettamente personale – che ti accompegnerà nella vita e che vuoi condividere con i tuoi colleghi.

Ilaria: Le emozioni e le sensazioni che ho provato durante l’Erasmus sono state davvero tante , ma in questo momento un ricordo, una sensazione in particolare mi fa ancora salire le lacrime agli occhi. Ebbene, un giorno come tanti, mi vedo recapitare una lettera, la apro e vedo che era da parte dei miei genitori. Leggo e vedo scritto: “Sei il nostro orgoglio”. Lascio a voi immaginare quale emozione possa aver provato in quel momento...






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A cura di Alessia Ricci