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IN AZIONE

Erasmus
Una storia di successo: docente Erasmus addicted!


La Commissione Europea sta lavorando alla pubblicazione Success Stories Brochures, ovvero la raccolta dei venti migliori progetti di mobilità realizzati in ognuno dei diversi programmi settoriali. L’iniziativa intende favorire la diffusione e la disseminazione dei risultati di quelle esperienze, realizzate nell'ambito di Socrates II, che possano costituire per il futuro un esempio di buona prassi e di qualità nella mobilità. Per Erasmus, tra le venti storie di successo, è stata selezionata per l’Italia un’esperienza nell’ambito della mobilità docenti (TS), presentata dal Politecnico di Torino!
 

UNA STORIA DI SUCCESSO: DOCENTE ERASMUS ADDICTED!



I prossimi 12 e 13 Giugno, a Lubiana, nell’ambito della Presidenza Slovena, si terrà la Conferenza “Quality in mobility” organizzata e promossa dalla Commissione Europea nell’ambito del Programma LLP, quale momento di incontro e confronto sul tema della qualità nei progetti europei di mobilità.



Per l’occasione la Commissione europea sta lavorando alla pubblicazione delle Success Stories Brochures, ovvero la raccolta dei venti migliori progetti di mobilità realizzati in ognuno dei diversi programmi settoriali. L’iniziativa intende favorire la diffusione e la disseminazione dei risultati di quelle esperienze, realizzate nell'ambito di Socrates II (tra il 2000 e il 2006), che possano costituire per il futuro un esempio di buona prassi e di qualità nella mobilità.



Per Erasmus, tra le venti storie di successo, è stata selezionata per l’Italia un’esperienza nell’ambito della mobilità docenti (TS), presentata dal Politecnico di Torino!


Il prof. Giulio Avanzini, docente di meccanica del volo presso la Facoltà di Ingegneria del Politecnico di Torino, nell’ambito delle esperienze Erasmus di Teaching Staff Mobility vissute nel corso della sua carriera professionale, ha avuto modo di vivere «un’esperienza grande, unica e pienamente appagante dal punto di vista professionale».

Il prof. Avanzini ha vinto la sua prima borsa Erasmus nel 1991, quando ancora studente di Ingegneria presso l’Università di Roma “La Sapienza”, per la Hariot-Watt University di Edimburgo. Da allora sono passati diversi anni, ma non l’entusiasmo di intraprendere un’esperienza così importante in ambito universitario come quella Erasmus, tanto da averla ripetuta, ogni semestre negli ultimi quattro anni, nell’ambito della Teaching Staff Mobility in Scozia (Glasgow) prima e in Francia (Bordeaux), poi.

L’opportunità di svolgere un periodo di docenza in un ateneo europeo è nata grazie ad un primo invito, ricevuto nel 2004 dal Dipartimento di Ingegneria Aerospaziale dell’Università di Glasgow ma arrivato troppo tardi perché ci fossero i tempi necessari per poter usufruire di un co-finanziamento Erasmus. Durante questa prima esperienza le maggiori difficoltà incontrate sono state di ordine economico, ma facilmente sopportabili alla luce di quello che rappresentava tale opportunità ai fini di una crescita professionale e personale. L’esperienza si è rivelata, inoltre, proficua per i corsi in inglese che il prof. Avanzini aveva previsto di tenere al suo rientro al Politecnico, nell’ambito del processo di internazionalizzazione in atto nell’Ateneo.



L’anno successivo l’invito è stato rinnovato, ma, questa volta, in tempo utile per stipulare un accordo bilaterale con la Glasgow University (già attivo per gli scambi di studenti) per la mobilità di docenti e godere di un finanziamento per mobilità di lunga durata. Per la prima volta il personale dell’Ufficio Erasmus si è trovato a gestire la mobilità dei docenti, tuttavia, superate le prime difficoltà di natura burocratica e prevalentemente legate al dover affrontare un quadro normativo abbastanza complesso, ha supportato pienamente il docente nell’iter procedurale. L’esito positivo di tale esperienza lo si deve da un lato al valido supporto e al lavoro svolto dall’ufficio relazioni internazionali del Politecnico e dall’altro al docente, per essere stato in grado di conciliare pienamente la docenza all’estero con gli impegni in Italia, tenendo i corsi all’estero nel primo semestre dell’anno accademico, mentre quelli in Italia nel secondo.



Fino all’anno scorso il prof. Avanzini ha rinnovato di anno in anno la sua partecipazione ad Erasmus, che nel tempo gli ha consentito di raggiungere ottimi risultati dal punto di vista professionale, perfezionando i metodi di insegnamento, confrontandosi con strutture accademiche e realtà culturali differenti e accrescendo la qualità dei corsi offerti sia all’estero che al rientro in Italia.
Cambiamenti sostanziali ne sono derivati anche nell’ambito dell’approccio didattico «Oggi adotto un approccio didattico più sintetico prendendo spunto dal modello scozzese: il numero delle ore di docenza nel Gran Bretagna è molto inferiore a quelle disponibili in Italia per un corso di pari “dimensione”».
Ha acquisito, inoltre, un ruolo centrale il coinvolgimento degli studenti. «Lascio molto più spazio al lavoro degli allievi, ho modificato in modo significativo soprattutto la struttura delle mie esercitazioni, che non sono più una serie di esempi di esercizi di esame, ma richiedono un contributo da parte dell’allievo. In classe si svolge il grosso del lavoro, che viene poi completato dagli allievi, liberi di scegliere le modalità con cui farlo (da soli o in gruppo), essendo però poi individualmente responsabili del contenuto della relazione che portano all’esame».
Infine, sono state riconsiderate anche le modalità di svolgimento dell’esame: «In Gran Bretagna i temi d’esame e le loro soluzioni con valutazione passo-passo dei risultati ottenuti durante lo svolgimento vengono sottoposti all’esame dei colleghi prima di essere proposti agli studenti, in modo da garantire gli allievi circa la correttezza del metro di giudizio adottato. Implementare una pratica del genere in Italia è forse impensabile, ma la trasparenza nella valutazione è molto importante per eliminare l’impressione di arbitrio nel giudizio che spesso gli studenti lamentano. Pertanto ho cominciato ad inserire nella traccia in modo chiaro la valutazione di ciascun punto dello svolgimento del tema di esame, in modo che, in presenza della soluzione, l’allievo può non solo sapere in modo assolutamente certo l’origine del voto, ma sa già prima della prova orale (o in vista dell’appello successivo, in caso di esito negativo) gli aspetti deboli della preparazione su cui concentrare il proprio lavoro».

L’esperienza Erasmus ha, inoltre, consentito di instaurare forti rapporti di collaborazione scientifica con colleghi delle Università di Glasgow e Bordeaux, che si sono concretizzati in attività congiunte di ricerca.
Il coinvolgimento del prof. Avanzini nell’ambito di Erasmus continua ad essere molto attivo anche in Italia: «negli ultimi 5 anni ho seguito le procedure di assegnazione delle borse Erasmus, fornendo supporto ai nostri allievi outgoing per quanto riguarda i contatti con le università ospite e la stesura dei learning agreement».
Sicuramente lo status di “docente Erasmus” ha favorito anche un atteggiamento assolutamente favorevole nei confronti del riconoscimento dei crediti agli “studenti Erasmus” che spesso denunciano difficoltà in tal senso: «In presenza di un accordo bilaterale (che presuppone il mutuo riconoscimento e pone due Istituti su un livello di collaborazione paritaria nella formazione) i crediti erogati da un’altra Istituzione vanno riconosciuti e basta. Credo però che i docenti che scelgono di andare in Mobilità siano già favorevoli al riconoscimento, mentre quelli contrari (spesso con motivazioni assolutamente preconcette, basate su una non conoscenza, per non dire ignoranza, delle realtà estere) difficilmente usciranno dal loro guscio di pregiudizi e altrettanto difficilmente si porranno il problema di andare a confrontarsi e vedere di persona come funzionano le cose all’estero». In ogni caso per quella che è la realtà riscontrata e vissuta all’interno del Politecnico di Torino, il non riconoscimento dei crediti agli studenti Erasmus non è poi un problema così diffuso: «Al Politecnico di Torino gli studenti non possono né ritenere né tanto meno sostenere una cosa del genere, in quanto il riconoscimento dei crediti è pressoché automatico. Qualche piccolo malumore può nascere talvolta solo per la conversione dei voti. Ma quale studente è sempre soddisfatto del voto che prende? »


A cura di Simona Aceto e Maria Seri