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IN AZIONE

Comenius
Le carte d'Europa: considerazioni al margine di un progetto europeo


Creatività e imprenditorialità declinata nella lingua di Comenius, in un progetto che ha trovato il suo punto di forza nella capacità di coinvolgere in maniera attiva tutta la scuola
 
Il progetto "Carte d'Europa", condotto dall'Istituto Statale d'arte Pomezia, in partenariato con Spagna e Germania, ha fatto lavorare insieme studenti e insegnanti di istituti diversi perseguendo un itinerario didattico e metodologico comune a partire dalle specificità di ogni singolo Istituto partner. Un percorso di ricerca e di analisi sulle carte da gioco, come pretesto per introdurre un nuovo modo di collaborare e conoscersi per la realizzazione di un nuovo mazzo di carte europee.

Considerazioni al margine di un progetto europeo


Come tutti i progetti europei anche quello che qui esploriamo presenta sia valenze positive come anche forti criticità. L’elemento di spicco che vorrei cercare di illustrare è il felice intreccio di creatività e imprenditorialità che si è andato sviluppando nel corso del progetto. Ci soffermeremo sul secondo dei termini in quanto poco amato e visitato nelle pratiche della scuola, spesso lontano dalla sensibilità e dall’esperienza del corpo docente e per lo più, estraneo alla forma mentis e operandi dell’organizzazione scolastica.

Imprenditorialità e scuola
Il concetto di imprenditorialità di solito a scuola o viene ritenuto semplicemente fuorviante o viene direttamente traslato dall’impresa al mondo dell’istruzione, senza tener conto delle sostanziali differenze esistenti tra i due settori; in primis il fatto che nel pubblico e in particolare nella scuola non esiste l’elemento profitto e quindi un progetto o una qualsiasi azione non può essere misurata in termini di profitto, così come qualsiasi prodotto, anche se viene realizzato, non acquista necessariamente la connotazione di merce.
Vediamo alcune delle differenze che possono incidere nella realizzazione di un prodotto ideato all’interno di un progetto europeo, nel nostro caso un mazzo di carte ispirate all’Europa.
Il coordinatore e il Dirigente insieme sono chiamati ad investire sull’idea e ad affrontare un rischio d' impresa. Ma i margini di manovra nella scuola sono molto ristretti soprattutto dal punto di vista economico, nonostante ciò anche per queste realtà l’assunzione del rischio resta alla base di ogni attività capace di produrre beni tangibili e intangibili.
Nella loro azione, inoltre, non si possono, di fatto, avvalere degli strumenti finanziari tipici dell’industria e il loro operato non viene misurato in termini di risultati economici, non possiedono fondi da investire su una idea, un progetto, una produzione. Dispongono di ben poche possibilità di incentivi e di riconoscimento economico e/o di carriera per se e per altro personale della scuola.
Inoltre il coordinatore in particolare si trova a far carico di responsabilità che non può assumere a nome della scuola ma che devono passare per dirigente e gli organi collegiali preposti. Questo può rappresentare un punto di debolezza e di impasse, è quindi necessario che il progetto sia radicato nella scuola e condiviso profondamente dal Dirigente Scolastico altrimenti non potrà sviluppare a pieno le sue potenzialità e promuovere cambiamenti e miglioramenti dei processi interni alla scuola.

Come fare dunque, in queste condizioni, a portare a conclusione un processo complesso e costoso? Dove trovare le risorse?
Unica risorsa a disposizione è la scuola stessa con i suoi operatori, gli studenti e le famiglie solo attraverso il loro coinvolgimento attivo, la condivisione di compiti e responsabilità è possibile affrontare la sfida.Occorre “investire” sulla scuola stessa, in termini di tempo, disponibilità ed energie, in quanto solo il coinvolgimento dell’intero organismo scuola potrà garantire agibilità e sviluppo al progetto.

Un concorso per coinvolgere tutto l’istituto
Il jolly in uno dei mazzi di carte realizzatiPer cercare di coinvolgere in modo attivo il nostro istituto- racconta Monica Carassai, insegnante di Grafica all’Istituto d’arte Pomezia - si è pensato di fare un concorso “ VOTA IL PACK ” in cui si doveva scegliere tra le proposte del packaging progettato per il mazzo di carte europeo…l’iniziativa ha suscitato interesse e attenzione da parte di tutte le classi, del personale della segreteria, il corpo docente e personale ausiliario, tutti hanno dato la loro preferenza ad uno dei progetti proposti”.
Questo passaggio ha aiutato a far sentire questo prodotto non più espressione dell’impegno di alcuni ma frutto di una decisione comune a cui ogni singolo ha partecipato in prima persona.

La scuola e "il produrre"
Siamo al prodotto, la nostra scuola non è attrezzata “culturalmente” a produrre, trattasi anche di beni intangibili. Ma qui siamo direttamente a confrontarci con un bene tangibile, questa situazione si avvicina molto a quella del mondo dell’impresa e quindi siamo ben posizionati per leggere in questa la competenza imprenditorialità sviluppata dalla scuola.

Prima di proseguire con l’esposizione dei fatti o meglio del fatto occorre una premessa di carattere generale: è difficile se non impossibile avvicinare gli studenti a competenze che la scuola, il suo dirigente e i suoi insegnanti non abbiano già acquisito o intendano per primi “imparare ad apprendere” avendo consapevolezza della valenza didattica e formativa di queste.

Questa consapevolezza era ben presente, almeno in alcuni docenti:
“questo tipo di progetto è stato diretto, in primo luogo, ad assicurare un’elevazione del livello di competenze di base di cui ciascuno deve disporre come minimo per partecipare attivamente alla vita professionale, familiare o collettiva, a tutti i livelli, da quello locale a quello europeo.
In linea con le competenze chiave indicate dalla Commissione Europea si è voluto sviluppare tra le altre competenze lo spirito d’impresa inteso come capacità di proporre iniziative e di fare scelte da parte degli studenti all’interno di un brief proposto... ”.

La stessa consapevolezza doveva essere presente nel Dirigente scolastico dell’Istituto Mendizabala di Vitoria, Paesi Baschi, Spagna (uno dei partner del progetto), quando a marzo 2008 firmava con l’impresa di Carte da gioco “Heraclio Fournier, S.A” un contratto in cui si impegnava al pagamento della somma di € 30.000,00 per la stampa e confezionamento di 5 diversi mazzi di carte da gioco ideate e sviluppate graficamente dagli insegnanti e studenti delle scuole europee che partecipavano al progetto.

Questo non rappresentava l’atto conclusivo di un percorso economico imprenditoriale, non era l’imprenditore che investiva un capitale, contando poi di rivendere i mazzi di carte prodotte per ricavarne successivamente un congruo profitto.
No la prospettiva non era quella del guadagno economico. E allora occorrerà chiederci cosa, al di fuori del profitto, può spingere un dirigente e i coordinatori di un progetto europeo a rischiare tanto.

All’atto della firma non c’era alcun tipo di garanzia per poter tener fede a quell’impegno. Nessun sponsor aveva garantito un contributo, nè gli altri coordinatori e le loro scuole sapevano se avrebbero trovato il danaro sufficiente al pagamento della loro parte di spese.
Mi son più volte chiesto quanti avrebbero firmato quella cambiale in bianco, quanti Dirigenti pubblici? E soprattutto perché?

Alla prima domanda non sono in grado di dare una risposta precisa. Alla seconda ho chiesto di rispondere direttamente a Vicente Touzòn, allora Direttore dell’Istituto Mendizabala di Vitoria (Paesi Baschi) e oggi Presidente del Consorzio Ikaslan il suo perché. ( Ikaslan è il consorzio che raggruppa tutti gli Istituti tecnico professionali dei Paesi Baschi.Tutti applicano da anni la certificazione di qualità e operano attivamente all’interno della progettualità europea. Il consorzio ha acquistato 500 mazzi delle carte europee. )
Ed ecco la sua risposta “ Anche se non avevamo nulla di assicurato, c’era bisogno di consegnare il materiale grafico alla fabbrica H. Fournier per fare in modo che le carte fossero stampate entro la scadenza prevista, così, partendo dal convincimento che il lavoro dovesse essere fatto e le carte stampate e confidando nel fatto che i tre coordinatori fossero in grado di conseguire il finanziamento necessario, ho firmato il compromesso con l’impresa Fournier.
Alla fine è solo questione di fede, di credere in quel che si sta facendo!”.
Potrebbe sembrare facile...

Carte d' Europa
Il jolly in uno dei mazzi di carte realizzatiCon il perché finalmente svelato comincia a prender forma e sostanza la storia e la concreta realizzazione delle “Carte d’Europa”
Da quel perché sono nati tanti altri perché e tante persone si sono date un loro perché, a cominciare dai coordinatori degli altri paesi, un perché sempre esterno all’interesse economico personale, anzi disposte alla penalizzazione di questo per poter rafforzare un benessere immateriale-spirituale individuale e collettivo.
Ecco la scuola può trovare le sue motivazioni più profonde e la sua forza proprio da quel benessere immateriale collettivo rappresentato in questa epoca dallo sviluppo della società della conoscenza, da cui dovrebbe emergere un benessere anche materiale, così come la strategia di Lisbona ci insegna.

Tutti i perché possono allora trovare una qualche risposta.
Perché nessuno ti obbliga! Perché il dirigente ha dato l’esempio! Perché desideri anche tu dare il tuo contributo a una avventura che senti giovane bella e pulita! Perché vuoi il bene degli studenti e della scuola! Perché questa è la scuola che vorresti, una scuola che produce, si emoziona, si coinvolge, che è pronta a far sacrifici per non deludere l’impegno e l’entusiasmo degli studenti, che crede in se stessa, che si ama, che non arretra di fronte alle difficoltà e al rischio,perché pensa che questa sia la strada da seguire per potersi migliorare. Perché è o vuole cercare di essere un organismo che apprende. Perché gli altri lo fanno e non ho il coraggio di tirarmi indietro; anche ciò dimostra l’esistenza di una comunità di intenti e di entusiasmo capace di coinvolgere anche i meno motivati.
Perché gli studenti possano imparare dall’esempio dei grandi a dimostrare iniziativa personale, intraprendenza e creatività, ed essere altresì disposti a fare fronte ai rischi connessi alla realizzazione delle loro idee.

In questo caso, come in molti altri progetti europei, effettivamente le scuole hanno puntato le loro carte su quel tanto che c’è ancora di veramente sano al loro interno.

Un progetto di tutti
E i soldi?
anche quelli sono poi arrivati, attraverso mille rivoli, qualche sponsor sì, ma anche e soprattutto quell’impegno individualmente collettivo che ha coinvolto l’intera scuola, che ha mobilitato tutti quelli che già avevano partecipato prima alla scelta della grafica e dei mazzi da produrre; sono andati più in là, hanno dato un contributo ulteriore, sono diventati azionisti senza azioni. hanno acquistato mazzi di carte prima che fossero prodotti, chi uno chi cinque chi dieci.
E i mazzi sono diventati sempre più loro non perché li avevano comperati, non perché ne erano proprietari, ma perchè avevano contribuito attivamente e con partecipazione emotiva alla loro nascita e realizzazione.
Ogni singolo insegnante o studente che ha comperato il mazzo di carte sa di aver messo qualcosa di suo all’interno, senza il suo contributo anche quel bel progetto non sarebbe diventato carte ma sarebbe rimasto solo sulla carta.
Così il progetto di “alcuni” è potuto realmente diventare il progetto di tutti

Quei mazzi di carte non sono mai stati ne mai diventeranno una merce, eppure sono stati realizzati, sono stati pensati, sono costati in termini di lavoro e di danaro, hanno attraversato tutti gli stadi della produzione in una parola esistono e tutto quel che esiste anche in quest’universo mercificato non è necessariamente merce.

Così come gli insegnanti, i dirigenti scolastici non sono ne mai diventeranno amministratori delegati dell’impresa scuola, gli insegnanti non producono merci e proprio grazie a ciò possono contribuire al meglio alla loro crescita, alla loro formazione e realizzazione sociale ed economica.

Ma perché questo processo “diversamente produttivo” abbia luogo ha bisogno di alcuni ingredienti:
  • un forte "investimento" iniziale privo della certezza del rendimento ma comunque seriamente pensato e opportunamente calibrato
  • un' assunzione piena di responsabilità e rischi connessi alla concreta realizzazione delle proprie idee
  • un amore profondo per il proprio lavoro e per i giovani
  • la disponibilità a produrre l’intangibile che come tale difficilmente potrà essere riconosciuto
La competenza imprenditorialità nella scuola
Questo nostro lungo racconto con i suoi presupposti e gli ingredienti che ne abbiamo ricavato forse possono aiutarci ad affrontare in modo più appropriato la competenza imprenditorialità nella scuola, ma vediamo quali altri ingredienti potrebbero aiutarci a formulare un'ipotesi di percorso da realizzare nelle nostre scuole:
  • le indicazioni che provengono dalla Commissione europea e in particolare dalla Raccomandazione del Parlamento europeo e del Consiglio relativa alle competenze chiave per l'apprendimento permanente (2006/962/CE)
  • le buone pratiche realizzate all’interno della progettualità europea e andando a leggere quelle raccolte dalla Commissione Europea:
    -"Piano d'azione: un'agenda europea per l'imprenditorialità"
    Comunicazione della Commissione al Consiglio, al Parlamento europeo, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni, dell'11 febbraio 2004 -COM(2004) 70
    - “Contribuire a creare una cultura imprenditoriale”
    Guida alle buone prassi nel promuovere attitudini e competenze imprenditoriali attraverso l’istruzione. Commissione Europea Pubblicazioni — DG Imprese © Comunità europee, 2004
  • il promuovere un miglior rapporto scuola impresa e di questi con il territorio tutto
  • il coniugare creatività e imprenditorialità con tutte le altre competenze chiave
  • l'avviare concreti percorsi didattici sperimentali che permettano lo sviluppo di competenze chiave in ogni scuola.
  • la realizzazione di percorsi formativi e di confronto per insegnanti e dirigenti
Un altro gioco, un gioco altro
Questi ingredienti occorrerà cercarli e metterli insieme per avviare sperimentazioni in vista dell’anno europeo della creatività e dell’innovazione e associando a questi lo spirito di iniziativa come motore di entrambi.
Le carte europee prodotte da queste scuole ci invitano a ripetere lo stesso eterno gioco ma con qualcosa in più, queste al loro interno conservano quel gioco altro che le ha prodotte, quel giocare educativo che stimola creatività e promuove spirito d’iniziativa, quella ricerca ed espressione di sè nel rappresentare l’Europa che è capace di coinvolgere e produrre cambiamento nella scuola.


Leggi in questa sezione anche l'articolo di Antonino Baudrocco,coordinatore del progetto "Carte d'Europa"

Riportiamo qui di seguito la definizione di Imprenditorialità, tratta dalla raccomandazione del parlamento europeo e del Consiglio.
l’imprenditorialità concerne la capacità di una persona di tradurre le idee in azione. In ciò rientra la creatività, l'innovazione e l'assunzione di rischi come anche la capacità di pianificare e di gestire progetti per raggiungere obiettivi. È una competenza utile a tutti nella vita quotidiana, nella sfera domestica e nella società, serve ai lavoratori per aver consapevolezza del contesto in cui operano e per poter cogliere le opportunità che si offrono ed è un punto di partenza per le abilità e le conoscenze più specifiche di cui hanno bisogno gli imprenditori che avviano un’attività sociale o commerciale”.