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IN AZIONE

Erasmus
Università di Cagliari: grande impulso alla Mobilità ERASMUS nel III Ciclo!


Il Dottorato costituisce il terzo livello di formazione universitaria ed è il grado più alto di specializzazione offerto dalle Università sia per le carriere accademiche e di ricerca sia per l’innovazione. È pertanto necessario che il valore del dottorato sia alto e, come tale, riconosciuto internazionalmente. Il livello di internazionalizzazione del personale docente, del personale tecnico amministrativo e dei dottorandi è infatti uno degli indicatori di qualità delle Scuole di Dottorato...
 

L’Università degli Studi di Cagliari spicca tra gli atenei italiani per aver fortemente incentivato la mobilità internazionale nel terzo ciclo di studi.
Abbiamo allora chiesto Dott.ssa Anna Maria Aloi di illustrarci le dinamiche e le politiche messe in atto per riuscire così bene!


1. La mobilità internazionale degli studenti di terzo livello (dottorandi o specializzandi) langue, nonostante tante e varie siano le formule adottabili (programmi comunitari, co-tutela di tesi, etc). L’Università di Cagliari primeggia, tra gli atenei italiani, per il numero di borse di studio Erasmus assegnate a studenti del terzo ciclo: a quali aree disciplinari afferiscono in particolare?
Siamo orgogliosi di questo risultato e soprattutto di aver verificato che il coinvolgimento del III ciclo sta interessando quasi tutte le scuole di dottorato promosse dalla nostra Università e tantissime aree disciplinari:  dalle scienze della terra, alle scienze chimiche, dall’economia agli studi filologici e letterari.

2. La selezione degli studenti di terzo ciclo avviene all’interno del bando annuale Erasmus o vengono accantonate delle mensilità ad hoc? Quali sono le formule di contributo economico aggiuntive, se sono previste?
La selezione avviene in due modi. Con il bando annuale Erasmus (pubblicato di solito nel mese di Marzo) vengono messi a concorso anche i posti relativi al terzo ciclo; nel mese di Settembre esce poi una selezione ad hoc, che si chiama ERADOC, con cui vengono assegnati tutti i posti del terzo livello che sono rimasti vacanti a seguito della  prima selezione. Con due selezioni annuali, si  cerca di garantire la copertura di tutti i posti disponibili. Per effettuare l’esperienza Erasmus di solito occorre l'autorizzazione scritta del collegio dei docenti della scuola di dottorato; in alcune sedi il collegio dei docenti può aver deliberato che i dottorandi non possano partire per motivi di ricerca durante il primo anno perché devono seguire dei corsi in sede. Di norma, comunque, si parte negli anni successivi al primo.

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3. Verso quali Paesi si muovono i Vostri dottorandi (o specializzandi)? L’Università riesce  a garantire una reciprocità con i Partner di questi Paesi?
Non esistono sedi  prioritarie, tutti i Paesi cono considerati potenzialmente eleggibili purché ciò sia espressamente previsto in un accordo per la mobilità per il terzo Ciclo. I numeri della mobilità ci dicono, però, che gli studenti in uscita sono decisamente superiori agli studenti in entrata!

4. Può farci alcuni esempi di attività svolte durante la loro mobilità Erasmus?
L’esperienza Erasmus serve prevalentemente per realizzare il lavoro di ricerca per la tesi dottorale, ma anche per partecipare a scuole estive, euroconferenze e corsi intensivi organizzati per promuovere la cooperazione scientifica.
La partecipazione a tali iniziative apporta un contributo importante alla formazione dei giovani dottorandi, consentendo loro la partecipazione ad incontri scientifici di alto livello utili per lo sviluppo del proprio tema di ricerca.

5. Come reagiscono i dottorandi a questa nuova opportunità?
Molto bene, anche perché il più delle volte si fa riferimento ad attività ed esperienze che comportano numerosissimi vantaggi in termini di contributi (in ogni caso, i borsisti Erasmus di dottorato ricevono una consistente indennità destinata a compensare le spese aggiuntive dovute ad una mobilità transnazionale, oltre che il rimborso delle spese di viaggio di andata e ritorno),  prestigio del titolo, ed esperienza pratica acquisita.

6. Sono previste borse di mobilità anche per Erasmus Placement?
Si, ma al momento nessuno ne ha ancora usufruito.

7. Quali ritiene essere gli strumenti che potrebbero incoraggiare la mobilità internazionale Erasmus, per Studio e per Placement, tra gli studenti del terzo ciclo?
Promuovere la creazione di reti ERADOC, trasformando in “Reti erasmus per il Terzo livello” le reti costituite per altri fini dai diversi gruppi di ricerca europei che lavorano insieme su importanti progetti di ricerca. Scopo di tali reti potrebbe essere quello di promuovere la formazione in mobilità degli studenti di terzo livello attraverso Erasmus, implementando la cooperazione e gli scambi scientifici con una  preziosa possibilità di accoglienza temporanea per i giovani dottorandi. 

8. Quali politiche si sente di suggerire ai Suoi colleghi per implementare il loro lavoro ed estendere le opportunità da offrire agli studenti del terzo ciclo?
Nessun suggerimento, ma solo una strategia da condividere e su cui mi piacerebbe ci si potesse confrontare tutti. Si dovrebbe portare avanti un’attività di sensibilizzazione con tutti i responsabili delle scuole di dottorato perché attivino accordi bilaterali specifici per la mobilità del terzo ciclo e dovremmo dedicare ai dottorandi in Erasmus un’attenzione particolare con procedure di selezione e modalità di partecipazione all’esperienza che tengano conto della specificità della loro condizione.
La conclusione di questa riflessione è affidata alle parole scritte, al termine dell’esperienza Erasmus, da una nostra giovane dottoranda, la dottoressa Manuela Vacca,  che sono la conferma  più evidente della valenza di Erasmus per il terzo ciclo: 


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“L'esperienza Eradoc è stata entusiasmante: non solo ho portato a termine la ricerca sul campo, confrontando casi di studio scozzesi con quelli italiani, ma mi sono imbattuta in un'umanità eccellente. Il supervisor e i professori mi hanno seguito con attenzione ed è scaturita vera amicizia. Il confronto continuo mi ha stimolato a rimodellare il mio lavoro per accrescere serietà e robustezza scientifica della tesi. Ma non è solo questo.
Io sono sarda, italiana e cittadina del mondo. Sono partita conscia e in parte appesantita dalla mia sardità per imbattermi profondamente nell'identità scozzese e scoprire al contempo nuovi angoli di me.
Intercultura è prima rispettarsi e poi capirsi, per afferrare qualcosa in più dello studio e della vita. Art is the flower, life is the green leaf, ossia l'arte è il fiore, la vita è la foglia verde, scrisse il celebre architetto Charles R. Mackintosh. Glasgow è anche la patria di Harry Benson, fotografo di Life, Vanity Fair e dei grandi del pianeta che però non ha scordato i vicoli e i volti della sua città.
È questo che ogni esperienza di studio all'estero deve donare. Far scoprire il mondo per ritornare a casa più ricco dentro, più preparato per quando lascerai l'università. Per saper scrivere su foglie verdi e saper leggere sui volti della gente”.

A cura di Simona Aceto e Alessia Ricci